Il calcio è ripartito, altri sport non di contatto, su tutti baseball e softball, stanno ripartendo in questo fine settimana, mentre la pallacanestro vive ancora completamente in balia dell’incertezza. Proprio su questo fronte, dalle colonne de La Gazzetta dello Sport, giunge l’ennesimo grido di allarme del presidente federale, Gianni Petrucci. Questa volta quanto mai forte e diretto, destinato – quantomeno questa è la speranza – a ‘svegliare’ il mondo politico e sanitario.
SUL CAPITOLO PALASPORT
«È un problema serio. Non ho avuto risposta dal comitato tecnico-scientifico. Il calcio è ripartito, a causa dei diritti tv, con un protocollo rigido e bene ha fatto Gravina a non mollare. Ma lo vedete bene che senza gente sugli spalti non è sport. Gli sport popolari hanno bisogno del pubblico. Cominciare il basket o la pallavolo senza gente sarebbe deleterio. Apriteci i palazzetti. Nessuno ci risponde ma mi batterò fino alla fine. Vorrei capire perché i teatri, per dire, sono stati riaperti, pur rispettando il distanziamento. Il parere del Cts è importante, ma non è il Vangelo. Dicono solo no, senza motivare. Noi siamo pronti a partire anche con un torneo di 3 contro 3 al Foro Italico: nessuno ci dice nulla, intanto hanno riaperto i centri estivi…».
‘ALLARME-BASKET’
«La monocultura calcistica sta uccidendo lo sport. Qualcosa dovrà cambiare nella mentalità di tante persone e nell’opinione pubblica. In Francia, Inghilterra e Spagna non è certo così».
SUL CREDITO DI IMPOSTA ‘SALTATO’
«Grazie soprattutto all’intervento del ministro Spadafora, sono convinto che alla fine ci sarà. Non conosco l’importo finale, ma è una norma che serve come l’ossigeno».
SUL BASKET ITALIANO
«Il Coronavirus ci ha fatto spostare le date di iscrizione al 31 luglio, quindi è normale che ancora non si conoscano le squadre che faranno la serie A. Però in tutti gli altri campionati ci sono più richieste di ingressi che posti disponibili e quindi posso dire che la crisi non c’è. In A invece c’è questo problema inverso che, attraverso la Lega presieduta da Umberto Gandini, speriamo di risolvere».
SUL CAOS TORINO
«Non me la sento di criticare Gandini. Per la prima volta la Lega aveva una responsabilità diretta perché doveva decidere l’organico. Con Gandini tutti i club non hanno più scusanti. Dovranno essere uniti pur nella divisione dei pensieri. Tornare sui discorsi passati è inutile, i filosofi dicono sempre che realtà effettuale è quella che c’è, non quella che vorresti fosse. È facile parlare come fanno i patetici o quelli che dicono sempre “ai miei tempi”, oppure gli allenatori licenziati che sanno sempre tutto ma poi non hanno lavoro. Se si liberasse un posto, mi auguro che Torino possa fare la A. Sono certo che il presidente Sardara abbia già l’acquirente».
SUI ‘NO’ DALLA SERIE A2
«È realismo. Certo, se ora hanno detto no, sarà difficile cambiare idea anche già solo il prossimo anno. In A c’è il professionismo che ritengo sia logico ed è una cosa seria. Non sarei d’accordo a tornare indietro, ma se i club lo vorranno accetterò la loro decisione».