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6 maggio 2018, 6 febbraio 2019: 9 mesi esatti. Tanto tempo è trascorso prima che Dane DiLiegro facesse ritorno a Forlì. E tante cose sono cambiate all’interno della ‘sua’ Pallacanestro 2.015, a cui il pivot italo-americano è ora chiamato a dare attivamente il proprio contributo nel momento più problematico della stagione forlivese. “Dane è l’aggiunta perfetta per il nostro roster – spiega il gm forlivese, Renato Pasquali – Abbiamo ritrovato un ragazzo subito pronto ed entusiasta, motivato per tornare qui, che ha sempre avuto una sua personalità e una sua rilevanza all’interno dello spogliatoio: questo può darci una mano. A fianco al talento e alla mano educata di Lawson necessitavamo di una mano un po’ meno educata ma più determinata. Una ‘ventilata’ di nuovo, che dà stimolo e spinta a tutti”.

Tocca quindi al diretto interessato, carico come una molla, narrare dell’inusuale esperienza da ‘inattivo’ e di come ha vissuto tutti questi momenti, non senza difficoltà. “Sono molto contento di tornare a Forlì – esordisce Dane – E’ una sorta di ‘sorpresa’ per me, perché i 9 mesi esatti trascorsi senza giocare sono tanti. A maggior ragione per chi, come me, ha sempre avuto un contratto, in 7 anni di carriera. Stare fermi è davvero dura. Mi sono sempre allenato intensamente da solo, sì, ma lavorare sul campo ogni giorno, con i compagni di squadra e tutto il resto, è un altro affare. Lo scorso anno, poi, penso di non aver giocato male, e questo ha fatto ancora più male. Così come le ‘scemenze’ lette sui social, in cui la gente mi etichettava come giocatore rotto e finito: fantasie divertenti, ma ora vi conosco ad uno a uno e vedrete se è così (ride, ndr). Trattative in questi mesi? Ho avuto le valigie pronte per l’Italia per ben quattro volte in questi mesi. Con Verona era già tutto a posto, mancava solo il biglietto aereo, poi all’improvviso l’affare si è arenato completamente. Ci sono rimasto male”.

Prima che arrivasse, appunto, la chiamata dell’Unieuro. “Come ho detto, la chiamata di Forlì è stato un fulmine a ciel sereno, che, per fortuna, ha stravolto tutto. Ho ricevuto la telefonata di Renato Pasquali, a cui ho dato subito la mia disponibilità. Quando poi ha detto al mio agente di avere la necessità di confrontarsi con i soci prima di chiudere, ho subito pensato “ecco, ci risiamo”. Questa volta, però, è andata bene. Dalla spesa al supermercato con mia mamma, al ritorno a Forlì: è bellissimo. Insomma, sono di nuovo qua, pronto a intraprendere una nuova avventura in biancorosso e tornare in campo per i nostri tifosi, con i quali ho un rapporto splendido. Come sto fisicamente? Sento solo stanchezza per via del jet-lag, davvero. In questo tempo di inattività ho lavorato sui fondamentali della pallacanestro e mi sono sempre tenuto in forma, quindi mi sento a posto.

“Come ho trovato la squadra? So che è un momento non semplice, ma ci rialzeremo pensando partita dopo partita. La stagione va vissuta in modo equilibrato, ad ogni modo, senza gioie eccessive ma nemmeno ‘depressioni’ acute. Questo roster credo abbia molto più talento rispetto allo scorso anno, nonostante fossimo già una buona squadra che avrebbe meritato di vincere di più. Una squadra è come un motore in cui i pistoni devono ‘girare’ insieme: quando tutti vanno allo stesso ritmo, possiamo essere molto pericolosi. La convivenza con Lawson? Non vedo l’ora di giocare insieme a Kenny, anche se è la prima volta in cui mi trovo con un ‘big man’ al mio fianco. Sono curioso di vedere cosa succederà. Ravenna? E’ una partita come le altre, derby o non derby conta poco e nulla. Bisogna sempre scendere in campo per vincere”.