Tra le mille tematiche toccate dal Consiglio Federale della scorsa settimana, soltanto un aspetto, di fatto, è risultato il grande assente: le DOA. Vale a dire le Disposizione Organizzative Annuali, le ferree regole e linee guida di una ‘classica’ stagione di pallacanestro che ogni club e ogni Lega sono chiamate a rispettare. Tale documento, stilato tutti gli anni tra aprile e maggio dalla Fip, fissa davvero ogni particolare delle serie italiane: dalle normative strettamente legate all’essere società ai termini di tesseramento degli atleti, dalla formula dei campionati alle iscrizioni a referto passando per le disposizioni sanitarie e organizzative di ogni partita. Insomma, è la bibbia del nostro basket.
Riallacciandoci al discorso iniziale, dunque, l’appuntamento con le DOA, in questa off-season lunga ed estenuante, è stato rimandato a data da destinarsi. O meglio, rinviato al prossimo Consiglio Federale, in programma per fine maggio, a quanto trapela. Sede in cui, questa volta senza ulteriori proroghe, verranno certamente stilate le fatidiche Disposizioni che daranno il ‘la’ alla stagione 2020/21. Le tempistiche (in primis quella legata all’iscrizione ai campionati, fissata per il 31 luglio), del resto, lo consentono senza grosse preoccupazioni.
Ciò che ci si attende, ad ogni modo, è una naturale ‘malleabilità’ delle DOA, con meno restrizioni e paletti rispetto ad una normale stagione, considerando il contesto generale in cui il basket tricolore si muove oggi e soprattutto si muoverà nei prossimi mesi. Soprattutto per quanto riguarda le categorie inferiori. Insomma, massima flessibilità e vicinanza ai club, in un clima (si spera) di armonia e buonsenso, senza però rendere il tutto, al tempo stesso, la più classica delle Repubbliche delle banane senza controlli calati dall’alto su conti e bilanci, come richiesto da alcuni.
Su certe misure, a quanto pare, Settore Agonistico Fip e Lnp, nello specifico della serie A2 e dunque della Pallacanestro 2.015, hanno però già trovato la quadra, assecondando in toto le richieste delle società. In particolare su questioni strettamente legate al campo. Come nel caso del cosiddetto “status da under”, vale a dire le annate in cui un’atleta è appunto da considerarsi “under”, con tutti i benefici ma anche gli obblighi che ciò ne consegue.
In tal senso, per la prossima stagione dovrebbero essere confermati tutti i vincoli del campionato 2019/20. Innanzitutto per quanto riguarda il monte under. Resterà infatti obbligatorio, per le società di serie A2, mandare a referto ogni partita 3 giocatori under tra i 10, con la medesima quota di luxury tax progressiva da saldare nel caso in cui tale vincolo venisse meno: 7.500 euro una tantum giocando con 8 senior e 2 under, 17.500 per il 9+1, 32.000 con 10 senior sul parquet.
La notizia più importante, però, se sarà effettivamente ‘bollinata’ dalla Fip, sarebbe la conferma dell’eleggibilità della classe 1998. Per il terzo anno di fila, infatti, gli atleti nati nel 1998 sarebbero considerati under (da capire se con parametro ancora dimezzato o meno), alla stregua degli atleti nati dal 1999 in poi. Ciò significa che ragazzi già lanciati e affermati (basti pensare al ‘nostro’ Tommaso Oxilia, per fare un nome), spesso anche già nel giro della Nazionale maggiore, occuperebbero uno dei tre slot degli under, finendo così per elevare il livello medio dei vari roster.
Nella giornata di sabato, infine, si è tenuta una riunione in videoconferenza delle 28 società di serie A2, in cui si sono dibattuti un po’ tutti i temi emersi dall’ultimo Consiglio Federale. Tra le altre cose, è stata confermato l’intesa di cominciare il nuovo campionato solo e soltanto a porte aperte, accettando però (seppur senza tutti i crismi dell’ufficialità) l’inizio della stagione a ottobre con la disputa della Supercoppa, “con impegno di per massima copertura streaming e televisiva in caso di svolgimento a porte chiuse”.