USA ancora in piena pandemia: caos ingressi per gli atleti?

L’Unione Europea non riapre le sue frontiere esterne agli Stati Uniti d’America almeno fino al 15 luglio prossimo e per il basket italiano, nonché per tutta la palla a spicchi comunitaria, potrebbe sorgere un ostacolo non di poco conto. Certo, c’è ancora tempo affinché l’allarme rientri – un mese abbondante, considerando i raduni delle squadre intorno al 10-15 agosto –, nonostante oltreoceano il Covid-19 rappresenti ancora un ‘pericolo’ vero e proprio. E per motivi di lavoro, casistica nella quale rientrano anche gli americani ‘destinati’ ai roster delle nostre squadre, l’ingresso è comunque autorizzato. Ma proprio qui sorge un duplice nodo.

Innanzitutto, il ‘solito’ problema legato alla quarantena. Coloro i quali varcheranno i confini del nostro Paese provenendo dagli Stati Uniti, infatti, dovranno obbligatoriamente osservare un periodo di isolamento di 15 giorni. Nulla di eclatante, ma il presidente FIP, Gianni Petrucci, alza la voce. «Ho chiesto ufficialmente al ministero un percorso preferenziale per consentire di giocare in Italia agli atleti americani – spiega all’Ansa –, come fatto in Germania con i russi. Sono convinto che con il buonsenso, anche attraverso attraverso il Coni, si possa risolvere questa cosa». Una ‘corsia’ speciale che, tra le mille complicazioni di questo periodo, permetta di ‘scavalcare’ quantomeno questo piccolo cavillo.

Inoltre, rimane ancora da sciogliere la questione dei visti per gli extracomunitari, come appunto gli atleti americani. Il Coni, dal quale transitano tutte le richieste del mondo sportivo, non ha infatti ricevuto alcuna disposizione da parte del Ministero degli Interni per il rilascio dei visti per lavoro subordinato sport, che, inevitabilmente, sono soggetti a restrizioni. Così, al momento, il Coni non può far altro che rilasciare soltanto i visti già ‘assegnati’ lo scorso anno, tramite rinnovo, per giocatori che hanno militato in squadre italiane nel 2019/20. Presto dovrebbe risolversi anche questo cavillo, ma le società, alle prese con la costruzione del roster, non possono attendere.