Capita spesso, in ambito sportivo, di ascoltare frasi tipo questa: “La Federazione dovrebbe attivarsi per promuovere meglio la tal disciplina”. Oppure questa: “La Lega che organizza i campionati dovrebbe aiutare concretamente a far prosperare quello sport”. Come potrete intuire, cari amici di Piazzale della Vittoria, siamo al “non ci sono più le mezze stagioni” o ad una vibrante rassicurazione di Halcombe. Parole perlopiù vuote, che in termini concreti non vogliono dire assolutamente nulla. Poi però, una sera di mezza estate, parli con Garelli e Giroldi. E costoro ti spiegano che in effetti, sul Pianeta Terra, una Lega che vuole bene al proprio movimento sportivo ci sarebbe anche. Ed è la Korean Basketball League.
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bianconeri in trionfo nel 2016
Ebbene sì. Il basket coreano – una pallacanestro in cui, fosse solo per gli atleti autoctoni, Michele Ferri giocherebbe presumibilmente ala piccola – è, per gli americani, nettamente preferibile a quello italiano. Me lo spiegano, Garelli & Giroldi, proprio mentre l’Unieuro è in piena caccia allo yankee, dato che l’arrivo di Blackshear tarda a concretizzarsi. “Dobbiamo prima aspettare la fine dei draft coreani”, mi avvertono. Garelli & Giroldi mi raccontano come possa succedere che un cestista americano possa anteporre la Corea del Sud all’Italia. Come vedrete c’è alla base un discorso di pecunia, come ovvio. Ma se ci fermassimo qui non daremmo il giusto merito alla Koeran Basketball League. Che scoprirò, scopriremo, essere una “Lega che”, sì!, “aiuta concretamente a far prosperare quello sport”.
Al punto. A metà luglio di ogni anno, la KBL trasferisce fisicamente la pallacanestro coreana a Las Vegas, negli Stati Uniti. Wow! Qui organizza i suoi “KBL Pre-Draft Tryout & Draft”. Come direbbe il nostro amico Mastrangelo: “Savuldì?”. Si tratta di un weekend di basket in cui gli americani interessati ad un ingaggio in Corea si mettono in mostra. Si presentano all’accettazione per una prima scrematura: in Corea, infatti, non li vogliono troppo giovani (occorre avere 18 anni), non li vogliono troppo ignoranti (si richiede il possesso di un diploma superiore), non li vogliono troppo forti (non devono avere giocato nell’Nba negli ultimi 3 anni), e nemmeno troppo irregolari (partecipazione inibita ad ex assassini, rapitori o trafficanti di narcotici).
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spaesati?
Chi possiede i requisiti firma il Contratto: accetta preliminarmente, a prescindere da quale squadra lo sceglierà, l’ingaggio in Corea alle condizioni economiche indicate dal contratto (ci arrivo tra un attimo). In sostanza firma al buio: ma del resto, siamo onesti, cosa cambia per un americano essere assoldato dai Busan SonicBoom invece che dai Goyang Orions o magari dagli Wonju Dongbu?
Ora non resta che mettersi in evidenza nel “KBL Pre-Draft Tryout & Draft”. L’atleta americano viene per 3 giorni collocato in improbabili squadre per una teoria di gare/esibizioni/provini. Mentre i criceti fanno girare la ruota, scout ed emissari delle varie squadre sporcano febbrilmente i rispettivi taccuini coi nomi dei propri atleti preferiti.
Al termine della “3 giorni”, avviene qualcosa di molto simile alle ‘scelte’ che le squadre Nba fanno dei migliori prospetti in uscita dai college. I vari club della KBL, in ordine inverso rispetto alla classifica del campionato precedente (l’obiettivo è intelligentemente riequilibrare le forze), fanno un primo giro di scelte. I giocatori di “prima scelta” sono ingaggiati alla quotazione di 200.000 dollari stagionali; poi si fa un secondo giro e le “seconde scelte” vengono ingaggiate alla quotazione di 120.00 dollari stagionali. Prezzi fissi non trattabili. Scritti sul Contratto. Gli altri vedono rescisso il Contratto e sono congedati: per loro non c’è spazio in Corea del Sud.
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Sedotti e abbandonati, i giocatori scartati dalla KBL possono a quel punto mettersi serenamente l’animo in pace ed accettare il ripiego di un campionato europeo. Magari italiano. Già: i campionati italiani – che 25 anni fa erano la prima scelta per gente del calibro di Mitchell, McAdoo, JB Carrol, Richardson, Wilkins – oggi a quota 120.000 dollari arrivano raramente e col fiato corto. Finendo preferiti alla Corea del Sud e ad altri rispettabilissimi e ameni posti. E allora è questione di pecunia, certo. Ma non solo. Perché dietro all’impronunciabile “KBL Pre-Draft Tryout & Draft” si intravede quella Visione che, forse, anzi di certo, manca oggi alla pallacanestro italiana.
Ps. KBL ha Strategie, costruisce Storie, intravede Orizzonti. Vuoi vedere che c’è un Piazzale della Vittoria ( 광장 델라 비토리아 ) anche a Seul?