In fondo, come si dice a Roma, “so’ ragazzi”! Sono ragazzi che in fondo amano giocare a basket. È la loro vita da quando erano ragazzini o poco più, loro hanno dato tutto al basket ed il basket ha contraccambiato facendoli diventare ricchi e famosi; anzi, molto ricchi e molto famosi. Per questo quando si trovano improvvisamente senza il pallone in mano, a maggior ragione in un momento della loro vita non deciso da loro, vanno un po’ in paranoia, si abbattono, si demoralizzano e si rendono conto, per l’ennesima volta, che per loro il basket è tanto, è tutto. È la loro vita da cui non riescono a staccarsi. O almeno, non ancora.
Il caso recente più evidente è stato quello di Carmelo Anthony, che lo scorso 29 maggio ha compiuto 34 anni e che martedì 19 novembre, dopo 376 giorni di assenza dai campi NBA, è tornato sui parquet della Lega più importante del mondo firmando un contratto con i Portland Trail Blazers. Il suo ritorno ha fatto contenti tutti nel mondo NBA, perchè Melo è stato uno dei forti della Lega, un giocatore controverso, difficile, ma sicuramente fortissimo ed a tratti immarcabile.
Dopo essere stato una stella nella sua stagione di college a Syracuse (titolo NCAA vinto nel 2003 dopo aver fatto incetta di premi e riconoscimenti individuali), essere stato il terzo uomo scelto – da Denver – alle spalle di LeBron James all’1 e Darko Milicic al 2 (???!!!) ed aver avuto una carriera da stella fra quasi otto stagioni ai Nuggets e quasi sette a New York, è iniziata per lui una fase della carriera molto difficile e soprattutto imprevista.

Infatti dopo esser passato dai Knicks ad Oklahoma City il 23 Settembre 2017 ed aver passato una stagione ai Thunder da 16 punti di media in 32′ in 78 gare, il 19 Luglio 2018 è passato ad Atlanta da cui però è stato tagliato 11 giorni più tardi. Il 13 Agosto riesce però a trovare un contratto con i Rockets di Mike D’Antoni. Ma totalmente inadatto, anche perché poco propenso ad adattarsi, al sistema di Houston, il 16 Novembre viene messo fuori squadra dopo aver giocato solamente dieci gare chiuse con 10 punti di media in 24′. Il 22 Gennaio 2019 passa quindi a Chicago dove però, come gli era successo ad Atlanta, il 2 Febraio viene tagliato senza nemmeno aver giocato una partita.
La carriera di Melo, del 19° marcatore della storia NBA, di colui che detiene il record di punti segnati al Madison Square Garden con 62, del giocatore che in quattro Olimpiadi disputate con Team USA ha conquistato un bronzo (Atene 2004) e poi tre ori (Pechino, Londra e Rio), sembra arrivata alla fine. Carmelo è disperato. Soffre. Cade quasi in depressione perché non riesce ad accettare che, senza essere pronto e preparato, la sua vita con un pallone da basket in mano si è conclusa.
«Nell’ultimo anno e mezzo è stato come se avessi fatto un interminabile viaggio sulle montagne russe. La cosa più difficile è stata realizzare mentalmente che dovevo staccarmi dal gioco per poter accettare la realtà che avevo di fronte e che stavo vivendo e che per me era drammatica. Allora ho cercato di motivare non solo me stesso ma anche le persone che mi stavano vicino e che mi hanno aiutato. Non ho mollato, ho sempre creduto che sarei potuto tornare a giocare almeno un’altra stagione. Non ho mai vacillato, sono stato tosto ed alla fine, quando ormai dopo più di un anno non ci speravo più, è arrivata la telefonata di Portland, una squadra che si vede che era sulla mia strada visto che nel 2018, prima di andare a Houston, stavo per firmare per loro».

Anthony, indossando la maglia con il numero 00 perché i suoi due numeri della carriera, il 15 ed il 7, erano già stati ritirati dai Blazers (il 15 per Larry Steele ed il 7 per Brandon Roy), martedì scorso è sceso in campo contro i New Orleans Pelicans tornando ad assaporare l’amore della sua vita, tornando a sentirsi vivo, importante, apprezzato, insomma tornando a divertirsi come faceva da bambino prima sui playground di Brooklyn e poi su quelli di Baltimora dove, dopo la morte del padre, è sopravvissuto ad una realtà del ghetto non proprio facile.
Partito in quintetto base anche per l’assenza di Damian Lillard, Melo ha chiuso con 10 punti, 4 rimbalzi, 1 stoppata, 5 perse ed altrettanti falli in 24′ tirando 2-11 da due punti e 2-3 da tre. È sceso in campo in pratica solo dopo aver fatto l’allenamento di tiro e ripasso schemi la mattina della gara ed aver firmato il contratto nell’hotel dei Blazers su Canal Street, un contratto un po’ particolare: gli garantirà 14.500 dollari al giorno ma che diventerà garantito solo se farà ancora parte della squadra alle 17 del 7 Gennaio 2020.
«Subito dopo aver firmato il contratto ho chiamato mia moglie (la cantante La La Vazquez, ndr) e mio figlio Kiyan ed ho detto: “ce l’ho fatta, sono tornato!”. È stata una gioia immensa, un momento che non dimenticherò mai. Sono tornato alla mia vita, alle mie consuetudini, a fare quello che amo fare più di ogni altra cosa, giocare a basket». Sono milionari, ricchi, famosi ed ammirati, ma in fondo “so’ ragazzi”. E lo resteranno per sempre.