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Nella notte fra martedì 22 e mercoledì 23 ottobre – anzi, la mattina del 23, poiché Clippers-Lakers è terminata alle 07.15 italiane – ha preso il via la 74ª edizione del campionato NBA, il torneo più bello, spettacolare, ricco, affascinante e difficile del mondo. Una lunga regular season composta dalle classiche 82 gare ci condurrà, dopo la pausa per l’ormai – a mio modo di vedere – inutile All-Star Game, verso gli esaltanti playoff che determineranno la squadra campione NBA e del mondo.

Un torneo che si annuncia quantomai divertente, non fosse altro che nell’estate e nella free-agency che hanno rivoluzionato l’Association, hanno cambiato squadra ben undici giocatori di primissimo piano, alcune stelle assolute, che hanno cambiato volto, spesso rinforzandole, a diverse franchigie. In ordine sparso si sono infatti mossi talenti come Kevin Durant e Kyrie Irving che sono andati a Brooklyn, l’Mvp delle ultime Finals, Kawhi Leonard, e Paul George che hanno scelto di trasferirsi a Los Angeles sponda Clippers, Anthony Davis che è atterrato anche lui a LA ma nella parte gialloviola della metropoli andando ad unire le forze a quelle di LeBron James; poi Russell Westbrook che ha raggiunto l’ex compagno a OKC James Harden a Houston, Jimmy Butler che è andato a Miami, Mike Conley che è passato ai Jazz, Al Horford che è andato a rinforzare Philadelphia, Kemba Walker che ha preso il posto di Irving a Boston e Chris Paul che è passato – almeno temporaneamente in attesa di sviluppi futuri – a Oklahoma City dove trova il nostro Danilo Gallinari arrivato in Oklahoma nella trade che ha portato George ai Clippers.

Non bastasse questo finimondo cestistico, la stagione appena iniziata vede l’ingresso nella Lega di Zion Williamson, la matricola più attesa negli ultimi cinque anni, e ci teniamo stretti… L’ex stella di Duke dopo una preseason quasi esaltante, esordirà con la maglia dei New Orleans Pelicans solo nel mese di dicembre, visto che è andato sotto i ferri per un problema al ginocchio destro che lo terrà fuori dalle sei alle otto settimane. Ed a proposito di infortuni, purtroppo il campionato sarà privo, ahinoi per tutta la sua durata, di tre fuoriclasse del calibro di Kevin Durant e John Wall (entrambi ko per tendine d’Achille) e Klay Thompson (legamento crociato del ginocchio) che priveranno rispettivamente i Nets, i Wizards ed i Warriors di tre inarrivabili punti di forza.

Anche la pattuglia italiana, pur rimanendo equivalente nei numeri, ha cambiato qualche volto. Infatti alla partenza da San Antonio per il ritorno in Italia in quel di Milano di coach Ettore Messina, ha fatto da contrappeso l’arrivo nella Lega di Nicolò Melli che ha firmato con New Orleans un biennale da 8 milioni di dollari. Detto di Danilo Gallinari e del suo passaggio – almeno temporaneo in attesa di notizie dal mercato – ad Oklahoma City, Marco Belinelli non si è mosso da San Antonio, mentre Sergio Scariolo, assistente allenatore dei Raptors, fresco campione NBA e con l’anello al dito, sarà ancora uno dei preziosissimi consiglieri di coach Nick Nurse sulla panchina dei campioni, fresco anche del suo alloro Mondiale conquistato a settembre in Cina.

Diciamolo subito chiaramente: ogni stagione NBA viene definita come “la più equilibrata di sempre”, oppure “la più incerta degli ultimi anni”: parole, definizioni, stereotipi, che però nell’annata che ha mossi i primi suoi passi possono avere più valore che in passato. Infatti la rivoluzione di cui dicevamo, ha allargato il lotto delle squadre che nella seconda metà di giugno 2020 potranno sollevare il trofeo che il Commissioner Adam Silver consegnerà alla squadra vincitrice. Purtroppo su dieci formazioni che possono aspirare al titolo, il 70% (sette su dieci) giocherà nella Western Conference e questo, al netto di infortuni, trade, cambiamenti ed imprevisti nel corso della regular season, può dare anche lontanamente l’idea di quelli che saranno i playoff ad ovest: serie tremende!

Infatti le dieci squadre fra le quali, a mio parere, uscirà quella campione saranno LA Clippers, LA Lakers, Houston, Golden State, Denver, Portland e Utah ad ovest, Philadelphia, Milwaukee e Boston (lo confesso, i Celtics sono la mia squadra e li inserisco nel lotto più per un antico e mai sopito legame che non per ragionamento) ad est.

Seguirò personalmente tutte le squadre con simpatia e partecipazione, ma sono particolarmente curioso di ammirare i Dallas Mavericks e quella che per me – al netto dei favolosi duetti formati da Leonard- George, LBJ Davis, Harden-Westbrook, Embiid-Simmons, Lillard-McCollum, Griffin-Drummond e Teague-Towns – è la coppia più intrigante e futuribile della NBA: quella europea formata dal favoloso sloveno Luka Doncic e dal potenzialmente devastante lettòne Kristaps Porzingis. Escludendo i miei poveri Celtics, potessi scegliere se abbonarmi ad una squadra NBA, sceglierei Dallas. Questi due ragazzi se staranno bene potranno regalarci sera dopo sera uno spettacolo unico ed indimenticabile, anche se il contorno attorno a loro non pare essere di primo piano. Brava comunque Dallas e bravo Mark Cuban, proprietario rozzo, forse sgradevole, sicuramente eccentrico, fumantino, sopra le righe, anche rivoluzionario, ma che di basket ne capisce eccome!

E allora buon divertimento, amici miei, e godiamoci non solo le prodezze tecniche ed atletiche, ma anche la cultura e la civiltà sportiva dei tifosi NBA, nonché le regole e la capillare organizzazione di una vera Lega professionistica che, se non presa ad esempio, dovrebbe essere in qualche modo copiata.