Sono trascorsi 16 giorni dal 21 maggio, epilogo della prima stagione in A2 della Pallacanestro 2.015. Due settimane abbondanti sintetizzate stamattina, con un commento, dal direttore del Carlino Bilancioni. Titolo: “Decisioni ancora troppo lente”.
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A inizio giugno la Pallacanestro 2.015 è ancora al palo: ma se gli errori della scorsa stagione – tutti o quasi riconducibili allo stesso ganglio, in fondo: la mancanza di un Gm pesante e pensante – erano accettabili e sono stati accettati per l’inesperienza della società, stavolta le scuse stanno in poco posto. O ai soci interessa il giusto il futuro della pallacanestro forlivese (cioè hanno poco tempo, altri impegni, sono altrove), o non sanno proprio che pesci pigliare. In questo senso i no incassati in questi giorni, tutti peraltro ampiamente previsti dagli addetti ai lavori, non mandano segnali particolarmente brillanti. Mentre i nomi che restano sul tavolo – Pasquali, Santi Puglisi – trasmettono l’idea di una società che nonostante capitali, pubblico e nel complesso questa particolare congiuntura favorevole non ha una grossa visione propria.
Ora la domanda di fondo è: che tipo di profilo serve a Forlì? Questo dovevano aver deciso un mese fa i soci, prima di rimbalzare senza meta apparente tra figure distanti tra loro quanto Mirela Chirisi e Rosy Bindi: un mestierante, un burocrate, un uomo da all in, un giovane rampante, una facciata, un 70enne, una fiaccola, un dipendente, qualcuno che azzeri tutto, l’omino dei Lego. Non si capisce dove la Pallacanestro Forlì voglia andare a parare, a inizio giugno, e soprattutto perché. Con quale disegno. Magari – sostiene ragionevolmente qualcuno – basterebbe una figura in grado di gestire le complicanze: Rotondo che se la prende con la prima fila del parterre, Garelli che sbrocca in diretta Sky, il tesseramento di Amoroso. Robine così, da aggiustare lungo il cammino onde evitare che si aggrumino. Oppure, crediamo invece noi, una società così giovane e piena di futuro potrebbe seguire la via indicata da Balestri e Gira, evidentemente le due ruote che hanno trainato il carretto in questi due anni, evitando più volte il burrone e trasformando una promozione prevista in un trionfo e questa salvezza in A2 nella miracolosa resurrezione dei Walking Dead. Si potrebbero investire denari e fiducia su un Gm under 40 (45?) con talento e, sì, una visione. Quale altra società in Italia ha quel palazzetto, quel pubblico, quella storia, quello sponsor, quella fame? Magari qualcuna c’è, certo. Ma non varrebbe la pena provare ad essere diversi dagli altri? Scommettere di esserlo, almeno? Perché al netto delle millanta sconfitte accumulate in questa stagione l’immagine che trasmette Forlì continua ad essere quella di una società felice, giovane, rampante, futuribile, probabilmente vincente. Sarebbero giorni nei quali si potrebbe fare una scelta coraggiosa, volendo.
In tutto questo è oltremodo curioso constatare come nelle stesse ore anche One Team sia alla ricerca del proprio “uomo forte”: tramontati Carasso e, pare, anche Di Meglio, sembra che a guidare gli 800 ragazzi delle giovanili forlivesi verso un futuro migliore sarà Lorenzo “Lollo” Gandolfi, emiliano di Luzzara, già istruttore giovanile a Forlì presso la Libertas basket 80 a fine anni ’90, poi una lunga permanenza ai Crabs Rimini.
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Gandolfi è reduce dalla vittoria dei campionati nazionale U15 a Porto San Giorgio, laddove One Team ha clamorosamente raggiunto i quarti di finale
A conti fatti nelle prossime ore saranno scelte, con modalità più o meno intelligenti e pragmatiche, le due figure chiave nel futuro dell’intero movimento cestistico forlivese. In un mondo evoluto Pallacanestro Forlì e One Team proverebbero almeno a mettere insieme due persone compatibili, visto che è esattamente dal loro incastro che tutta la baracca prenderà nei prossimi anni questa o quella direzione. Ma a dispetto del nome, qui siamo ancora nel mondo 1.0. Per cui non resta che sperare in un rimbalzo fortunato sul tabellone.