Sulle ali del più lecito degli entusiasmi, la neopromosa Pallacanestro 2.015 Forlì vuol presentarsi al gran ballo dell’A2 per restarci senza troppi patemi. Ma tutti i difetti di un realtà inesperta, organizzativamente in fieri e di una rosa imperfetta e disossata da infortuni, emergono a stretto giro senza dare scampo, costringendo la Dirigenza a rivoluzionare completamente (e dolorosamente) il progetto di avvio stagione. Iscritta in un girone Est di valore impressionante, zeppo di team pronti a (ri)salire di prepotenza in A1 – Virtus e Fortitudo Bologna, Trieste, Treviso… come dire metà abbondante della storia del basket italiano – oltre alle “solite” reginette (perennemente deluse) Udine, Verona e alle rampanti Ravenna, Ferrara, la PF si presenta ai nastri dopo un mercato estivo giocato sul filo dell’azzardo. Prima scommessa: l’aver confermato 3/5 dello starting five della promozione (Ferri, Vico, Rotondo). Di per sé una scelta di cuore condivisibile ma che necessitava di robuste iniezioni estive d’esperienza, atletismo e muscoli per tener il passo delle avversarie. Invece, oltre all’inossidabile Simone Pierich, a puntellare arriveranno due innamoramenti di B, il play Francesco Paolin e il lungo Francesco Infante… Secondo azzardo, aver puntato pressoché tutte le carte-salvezza su Wayne Blackshear, un potenziale crack per l’A2. Un fenomeno poi letteralmente azzoppato da un infortunio. L’avvio di annata, è un’illusione inebriante e pura (3-2, con il ko di lusso rifilato a Treviso grazie a una magia da equilibrista di Blackshear). Non durerà. Nel complessivo carburare delle altre squadre, l’Unieuro cala, passo passo, fino a crollare faccia a terra nel 57-70 del derby con Imola (14ª giornata, il 26 dicembre). Uno stop brutale che costerà la panca a Gigi Garelli, spalancando le porte all’arrivo di Giorgio Valli e a un turbinio di nuovi petali in rosa. La svolta definitiva arriverà solo alla 24ª giornata (match che Forlì affronterà da ultima, sola, virtualmente retrocessa diretta, a quota 10 punti…) con il successo ad Ancona, nello scontro diretto con la rediviva Recanati del fresco ex-Infante e del futuro biancorosso, Erik Rush. L’entusiasmo dei 700 forlivesi scesi nelle Marche spingeranno Forlì di peso nei play-out. Nella roulette finale, l’incrocio con la deludente Scafati – nata per i play-off, guidata coppia Naimy-Jackson – non porta fortuna (3-2). Lo spareggio dentro-o-fuori è con Teate Basket Chieti. E Forlì ha ormai maturato una propria consapevolezza, vincendo al PalaTricalle poi entrambe le gare casalinghe mantenendo le mani sull’A2.
I confermati
Michele Ferri
Il PalaGalassi tutto in piedi ad applaudirlo. Era il 7 gennaio 2018 e l’ex capitano della PF, in maglia Bergamo, tornava per la prima volta a Forlì. Un’accoglienza calda, venata di commozione, forse inattesa ma meritata. Partiamo da qui per descrivere la seconda stagione in biancorosso di Michele Ferri, da quel “inattesa” e dal quel “meritata”. Perché se Ferri, senza dubbio, è il primo a pagare caro una stagione nata storta (con annesse prestazioni altalenanti), è anche tra gli artefici più cocciuti della resurrezione finale. Partito con i gradi di capitano e titolare, la rivoluzione post Garelli lo vede sacrificato in termini di minutaggio. L’impatto fisico con il piano di sopra è brutale e la progressiva uscita di scena della stella e faro Wayne Blackshear, lo costringono ad alchimie registiche complicate. Nonostante il mercato porti in dote Adegboye, non propriamente un rincalzo, si riscatta con un play-out d’acciaio (raddoppia quasi tutte le statistiche rispetto alla regular: quasi 8 pt in 20’ con il 42% da 3) e presenza nei momenti clou. Al momento delle scelte estive, lui sarebbe rimasto (e con merito diremmo) ma la voglia di puntare su un play straniero e la conferma della neo-bandiera Bonacini portano ai saluti. Firma subito per Bergamo, poi è a Legnano (dimostrandosi, come sempre, decisivo nei play-out per la salvezza dei lombardi) quindi accetta di scendere in B al Campetto Ancona, più vicino a casa, dove disputa, da capitano designato, una (mezza) stagione di grande concretezza.
Dove gioca ora? – Come tanti, l’annata tronca causa Covid19 e la crisi generalizzata di tante società, lo lascia senza contratto. In attesa di un accordo di livello, continua ad allenarsi in quel di Pesaro.
Sebastian Vico
La scommessa estiva che chiunque avrebbe fatto. Ma dare al bomber della B le chiavi dell’attacco Unieuro si è rivelato, purtroppo, un azzardo. Zavorrato dalle attese e dalle condizioni fisiche mai al 100%, in un reparto di piccoli con pochissime alternative, Seba non ha avuto tempo né modo per trovare feeling con una A2 che ogni maledetta domenica lo metteva davanti a giocatori atleticamente (e talvolta tecnicamente) superiori, di norma top player dei propri team. Sintomatico di una difficoltà oggettiva, il 28% dall’arco raccolto nelle 18 gare disputate a Forlì (con 11 punti ad allacciata). Inevitabile il suo sacrificio all’alba della rivoluzione di Valli – che ruoterà forte su un nuovo baricentro, spostato dalle ali ai piccoli, realizzato con l’approdo di Melvin Johnson da Varese e Ogo Adegboye dall’A1 greca – e la “discesa” in B, a Cento, a fine gennaio 2017. Tra i benedettini, però, disputerà appena 2 gare causa l’ennesimo stop fisico. L’anno successivo sarà ancora in forza a Cento, poi prenderà svariate altre direzioni, tutte in B (Fiorentina Basket, Lucca, i siciliani del Basket Torrenovese).
Dove gioca ora? – Tornato in Emilia, nella solida e sempre ambiziosa Bakery Piacenza, ne sposa politica e filosofia. Ribattezzato ‘Mr. Promozioni’, affiancato da giocatori di livello come Perin, Planezio e l’ex Tigers Sacchettini, Seba sta offrendo il suo naturale apporto di punti, carisma e fiammate (dopo 7 prove, 11.3 pt con il 42% da 3 in 28’). La strada è ancora lunghissima ma occhio a Piacenza nella corsa alla A2.
Davide Bonacini
La sorpresa più bella di una stagione difficile. Da uomo delle missioni speciali, si trasforma – o meglio, si guadagna – il ruolo di collante nei quintetti di Giorgio Valli. Senza Reati (vedere alla voce “Innesti in corsa”), “Bonna” occupa stabilmente una casella negli starting five della seconda metà della stagione regolare e dei play-out (dove sale a 7.4 pt per 23’ di media). Difesa e bordate offensive diventano la sua cifra. Un marchio a fuoco sulla salvezza. I mezzi fisici ci sono, l’indole da guastatore pure (ma anche qualche passaggio a vuoto di troppo). Il ragazzo si farà e su di lui la PF punta per il terzo anno. Della truppa della promozione sarà l’unico a resistere…
Continua nella stagione ’17-’18

Paolo Rotondo
Discorso “copia-incolla” da Ferri, retrocede di una posizione cammin facendo: dal quintetto alla panchina. L’idea di metterlo in punta al triangolo scaleno formato dal verticale Crockett e dal possente Blackshear, lui che di atletico e muscolare non ha molto, dovrebbe tutelarlo dalle tonnare di A2 ma, in realtà, Rotondo si trova spesso solo, specie in difesa (diventando tra i giocatori più fallosi dell’annata). Buona mano (anche da 3 quando Forlì, in picchiata, tenta ogni carta tattica per risollevare un attacco a dir poco stitico), difetta però di quella rabbia agonistica che gli consentirebbe di compensare la mancanza di kg rispetto ad avversari di stazza doppia. Gli artigli li sfodera nella serie-salvezza con Chieti dove il suo apporto è importante per il 3-1 che chiude la porta agli incubi retrocessione. Tra i pochi eroi della promozione a non aver ancora incrociato Forlì, smessa la maglia PF, Paolo torna in Sicilia dove affronta e vince sul campo più importante, quello della salute. Per ritrovare feeling col basket, l’anno dopo (’18-’19) scende in B tra Chieti e Crema quindi il rientro in A2 ad Agrigento offrendo il suo onesto contributo in una stagione, fino allo stop Covid, più che discreta per i siciliani.
Dove gioca ora? – L’auto-retrocessione della Fortitudo che, come Imola ha lasciato la seconda serie per affrontare la stagione in corso in B, ne agevola la conferma tra le fila della Moncada. E nelle 7 partite fin qui disputate ha fatto scintille: 18 pt e 6.3 rimbalzi in 28’ di media. Statistiche da secondo portacolori della Moncada. Chi ben comincia…
I volti nuovi
Jeffrey "Jaye" Crockett
Atleta prima ancora che cestista, spazza via le perplessità sul suo impatto (lui che a Tortona non aveva stupito ed era reduce da una stagione in Svizzera) giocando un più che discreto stralcio di stagione biancorossa: poca difesa ma quasi 16 punti di media (è tra i migliori realizzatori da 2 con quasi il 61% dentro l’arco lungo) e 8 rimbalzi in 19 gare. Sarebbe perfetto in un assetto veloce con piccoli rapidi e mortiferi ma a Forlì non è aria, né con l’assetto di avvio (ripetiamo il primo quintetto PF: Ferri, Vico, Blackshear, Crockett, Rotondo) né in quello che Valli ha in testa. Sacrificato per arrivare a Ryan Amoroso, creatosi un buon nome, passa ad altro lido, a Trapani (girone Ovest) dove mantiene l’ottimo apporto raggiunto in Romagna. Segue un fiorire di maglie ed esperienze un po’ in ogni continente, sempre nei massimi campionati: Danimarca (Bakken Bears di Risskov-Aarhus), Francia (Le Portel), Kazakistan (Astana ma solo per le gare della VTB United League), Australia (South East Melbourne Phoenix). Fatte le debite proporzioni, il meglio lo ha espresso in Italia.
Dove gioca ora? – Iniziata la stagione nel Friburgo, a dicembre 2020 arriva la chiamata nell’A1 greca, dal BC Peristeri. Gli ateniesi puntano su Jaye e, soprattutto, sull’ex pivot di Milano, Ioannis Bourousis (dal Gran Canaria) per dare ulteriore vigore sotto il ferro, in una stagione finora di ottima fattura (il team di coach Pedoulakis se la sta giocando con Pana e AEK per la testa). In 7 gare l’impatto non è stato granché (3 pt + 2 rimbalzi in neanche 10′ di media) ma di tempo per inquadrare l’obiettivo – guadagnarsi spazio – ce n’è.
Wayne Blackshear
Il secondo straniero in ordine cronologico della storia della PF è un califfo assoluto: da Pistoia (passando per il Summer Camp degli Charlotte Hornets e i sondaggi di Avellino), già definito prospettone ai tempi dei Louisville Cardinals dove vince un titolo NCAA sotto la guida di un certo Rick Pitino – qui mettiamo il primo elemento di riflessione da tener in mente continuando nella lettura: non sarà scelto nell’affatto irresistibile draft del 2015 –, Wayne Blackshear è potenzialmente una bomba atomica per la seconda serie tricolore. Immarcabile per qualunque pari ruolo, un potente “3” d’area, catalizzatore di palloni e attenzioni difensive, è il perno intorno a cui ruoterà tutta Forlì. E il trentello sparato in 35 minuti contro Ferrara all’esordio paiono confermare. Brilla l’aria di luce effimera. Le crepe tecniche e d’assetto, lo vedono protagonista di una lenta discesa nel grigiume e a metà dicembre si apre lo spartiacque: Wayne prende un colpo al ginocchio che gli procura un fastidioso (e di lunghissima cura) edema osseo. Con il riferimento offensivo a singhiozzo su Forlì si abbatte un ciclone di sconfitte, critiche (comprese quelle verso lo staff medico) e riflessioni. Il taglio – non prima di voci di un clamoroso trasferimento, addirittura a Treviso, che salterà visto che il ragazzo stenta a recuperare – cala formalmente solo il 10 marzo 2017 ma è già da gennaio che Forlì tenta la coabitazione Crockett-Melvin Johnson. Abbassata la serranda romagnola (14 incontri a 15.5 punti di media in 30′ di impiego), “Black” ritrova la via degli USA. Fisico e talento clamoroso ne farebbero giocatore perfetto per l’Europa, di chiaro livello Eurolega – non per l’NBA dove pecca di lentezza e affidabilità dall’arco per essere un 3 da roster – ma il post Forlì è ancora più da ombre che luci. Ripresa la via del parquet in Libano, è tra le fila dei Gabbiani di Helsinki (’18-’19) che Wayne torna seriamente a far di cesto (18.1 + 4.5). Ancora negli USA, nel ’19-’20, trova un contratto nel team di sviluppo dei Boston Celtics, i Maine Red Claws di Portland. In 34 gare mette a segno quasi 6 punti in 16’ con il 32% da 3 e poco meno di 3 rimbalzi di media. Bene ma non abbastanza per un sondaggio NBA, per cui riparte la ruota dei club esteri. In febbraio 2020 prova la via dei neozelandesi Bulls di Pukekohe ma il Covid blocca tutto.
Dove gioca ora? – A giugno 2020 verga un accordo in Polonia per giocare con i PGE Spójnia Stargard. Disputa appena 5 partite sottotono poi rescinde per dichiararsi eligibile nel draft di G-League dello scorso 11 gennaio, senza esito.
Simone Pierich
Un po’ come Rombaldoni lo fu nella stagione precedente, Pierich incarna il colpo d’esperienza. Anima pugnante di Forlì, non è causuale che la sua (ri-)presentazione alla Città avvenga contestualmente al lancio della campagna abbonamenti: ex bandiera FulgorLibertas e forlivese d’adozione, nessuno tiene di più alla causa biancorossa. Il campo lo vede meno protagonista delle attese (7 punti in 17′ con il 40% dall’arco in regular; 4 pt in 13′ nei play-out) anche perché, pure lui, è da iscrivere alla lunga lista dei vessati da problemi fisici. Tra i fotogrammi più belli della stagione resterà l’abbraccio con Garelli al termine della sconfitta di Chieti, le lacrime nascoste dall’asciugamano seduto in panchina. Dopo Forlì, una stagione divisa tra Verona e Luiss Roma poi il notevole biennio a Roseto. In Abruzzo guida i giovani (in gran parte prodotti del vivaio Stella Azzurra) a due stagioni sopra le righe. In particolare l’annata ’18-’19 (quella dei Rodriguez, Akele, Eboua e Sherrod) messa in archivio con quasi 11 punti a match e 23′ di media. Leggero calo nell’annata Covid ma pur sempre da leader in campo e fuori.
Dove gioca ora? – Accasatosi inizialmente in C all’Olimpia Castel San Pietro, lo stop delle minors agevola il riaprirsi del rapporto con i Raggisolaris Faenza, dopo alcuni sondaggi estivi non andati a buon fine. Il suo arrivo, a fine novembre, porta ulteriore qualità, cuore e colpi vincenti alla giovane rosa di Alberto Serra. Cifre a parte è il faro e un coach aggiunto in campo.
Francesco Paolin
Si nutrivano grandi speranze per la giovane guardia di scuola Reyer. La faccia tosta che rapì mezzo PalaGalassi (e la dirigenza PF) nella serie promozione contro Borgosesia della bagarre play-off di B, però, non si è mai davvero vista. Un livello atletico troppo alto e qualche acciacco qua e là, non hanno favorito la maturazione del classe ’95. Passato attraverso le stagioni di freddo garelliano e la primavera di Valli, solo nei play-out riemerge dall’impalpabilità statistica (chiuderà l’anno con 13′ di media in 26 partite e neanche 3 pt). Troppo poco per tentar ancora la via dell’A2 in biancorosso. Nonostante il biennale in tasca, Paolin recupera la via della B a Crema, poi una discreta stagione in A2 Ovest nel perenne fanalino di coda Cassino (7.8 pt in 28′).
Dove gioca ora? – A Fabriano, già dal ’19-’20, sta bissando la stagione in maglia Janus con un mandato chiaro: entrare dalla panchina e spaccare il match. Coach Pansa, Scanzi, Garri, Radonjic assicurano ambizioni da promozione.
Francesco Infante
“Innamoramento” della stagione di B – come Paolin ma in tono minore –, non inciderà mai. Difficile fargliene una colpa in una rosa poco equilibrata, specie nel pitturato. Paga lo scotto di non esser propriamente un mastino oltre a un difensore rivedibile. Con l’approdo di Ryan Amoroso e Riccardo Castelli, nel gioco dei vasi comunicanti, a gennaio 2017 è “lasciato libero” (cosa che non prenderà benissimo) di accasarsi a Recanati, diretta avversaria in chiave salvezza. In casa leopardiana il centro, pur non facendo meraviglie, diventa un discreto riferimento offensivo. Seguiranno Roseto (A2) e le ultime due stagioni (da doppia doppia) in B alla LUISS Roma. A fargli compagnia in terra laziale, un’altra giovane meteora della PF: Francesco Gellera Malvolti.
Dove gioca ora? – Ormai è il giocatore simbolo della LUISS Roma (serie B girone D1) dove sta consolidando la propria posizione nella top ten delle migliori ale forti con una media di 16 pt (e il 60% da 2) più 8 rimbalzi a gara.
Iba Koite Thiam
Di origini senegalesi, cresciuto nelle fila della Don Bosco Livorno dove esordisce in B a 16 anni, è il primo under “futuribile” acquisito dalla PF. Energia e buona volontà non bastano a farne un giocatore da inserire in rotazione, specie in una stagione complessa come quella romagnola. Forlì crede in lui e lo conferma con l’idea di farlo maturare utilizzando la chiave del doppio tesseramento con Lugo (B).
Continua nella stagione ’17-’18
Innesti in corsa
Davide Reati
Primo colpo del mercato di riparazione, al tramonto dell’era Garelli, approda a dicembre da Tortona. L’esordio è a Mantova ed è col botto: l’Unieuro perde ma lui insacca 16 punti con 4 triple, 7 rimbalzi e 2 assist. Finalmente nel perimetro c’è uno scassinatore di difese. Ma la gloria dura poco, nulla: appena 7 partite giocate, tutte in calando, colpa un serio infortunio al polso e il pieno marasma tecnico dell’avvicendamento Galli-Valli. Nonostante un pre-accordo biennale, sigillata la parentesi romagnola senza troppi rimpianti, la carriera di Reati orbita tutta in A2 come specialista dall’arco: lo si vedrà a Piacenza, Cento poi Treviglio.
Dove gioca ora? – Per il terzo anno di fila è pezzo fisso del quintetto Remer Treviglio (A2 girone Verde), solido team che punta ai play-off. Viaggia a quasi 30′ e 10 pt di media.
Ryan Amoroso
Dal Minnesota, prodotto di Marquette e San Diego State University, il centro di peso coi punti nelle mani che all’Unieuro serviva più dell’ossigeno, ha doppio passaporto e la targa argentina del Ferro Carril Oeste. L’asse con Ogo Adegboye – firmato e presentato in contemporanea il 7 febbraio – funziona anche se il pivot (che predilige il ruolo di ala alta, in verità) difetta di cattiveria tanto da faticare non poco con i pari ruolo duri e tosti (tipo il teatino Mortellaro). Si alza sopra la sufficienza sfoderando un play-out di ottima fattura. 11 partite in tutto per 28′, 11 punti e 9 rimbalzi di media. Pur passaportato, la sua conferma non è mai stata nell’ordine delle cose e, rincasato negli USA, per Ryan si è riproposta l’amata argentina, l’A del Comunicaciones Mercedes. Equipo da cui, Piacenza riesce a prelevarlo in corsa per il rush della stagione ’17-’18 concluso con la salvezza e pochi momenti memorabili. Il 2018 segna anche la fine della sua carriera cestistica e la netta sensazione che avrebbe potuto incidere di più nel basket nostrano.
Ogooluwa "Ogo" Adegboye
Il play anglo-nigeriano classe ’87 – probabilmente il giocatore dal più alto coefficiente muscoli-cm mai visto a Forlì – arriva a febbraio dalle sponde dell’A1 ellenica (dal Kimy precisamente) per alzare di due tacche la fisicità in punta e la pericolosità offensiva dell’intera truppa biancorossa. Lui, più realizzatore che geometra, ripaga la chiamata – l’ennesima della sua spola tra Grecia, Cipro e Italia – con quasi 17 punti di media, il 54% da 2 e il 43% dalla periferia: numeri che ritraggono un giocatore perfetto per l’obiettivo. Arma tattica sui piccoli avversari, si dimostra decisivo per centrare la permanenza in A2. Nonostante le ottime cose, di una sua permanenza a Forlì, non si parla: nel frattempo Ogo ha maturato la decisione di smettere col basket, concentrarsi su altre priorità e battere un maledetto principio di depressione. Aspetto, quest’ultimo, confessato pubblicamente solo 6 mesi dopo il rientro in UK in un post su Instagram. La vita però offre altre mille opportunità e, ripresa la via del parquet, è con Rieti (che lo chiama a sotituire JJ Frazier infortunato), nella stagione ’18-’19, che rinasce l’amore con la palla a spicchi. Una lesione al tendine rotuleo però gli preclude il finale di una stagione fin lì ottima (13 partite a 10 punti di media e 2.5 assist). Ogo avrebbe un’altra chance, prima dello stop per Covid, con Scafati, al posto, ancora una volta, di JJ Frazier. Ma i campani opteranno per tutt’altro giocatore e ruolo – Abdel Fall. Delusione e sospensione pandemica porteranno, stavolta definitivamente, alla scelta di smettere col basket.
Riccardo Castelli

Altro tassello della rivoluzione del roster, è il 2 metri classe ’88, in arrivo a metà febbraio da Udine (dove viaggiava a quasi 9 punti di media in 25’ con il 44% da 2 e il 32% da 3). Reduce da un serio infortunio alla caviglia e voglioso di avvicinarsi alla fidanzata di Firenze, Castelli accetta la sfida romagnola mantenendo pressoché intatte le statistiche registrate in terra friulana. L’impatto vero, che farà tutta la differenza del mondo per i biancorossi e gli assicurerà la conferma da titolare anche nel 2017-’18, la fa nei play-out (9 gare a 10 pt e 5.5 rimbalzi di media), in difesa e nello spirito gladiatorio.
Continua nella stagione ’17-’18
Melvin Johson
Ecco il volano della ricostuzione biancorossa: puntellata l’area con i coriacei Castelli e Amoroso, urgono punti e classe. Accolto come il Salvatore – dopo aver inseguito il già Caserta, Darryl Joshua Jackson, finito invece a Scafati (ma con Josh sarà solo un arrivederci…) –, MJ sfoggia qualità da potenziale top player in Europa (gran palleggio, meccanica di tiro sopraffina, spiccata maturità). Dopo le delusioni varesine (fin da subito ai margini delle rotazioni) il ragazzo del Bronx, cerca e trova il riscatto nel complesso agone di Forlì. Valli gli consegna le chiavi dell’attacco e lui si conferma quel realizzatore che mancava all’Unieuro, diventando il rostro imprescindibile nella cavalcata salvezza. Per onor di verità, proprio nella serie contro Chieti, fletterà un pochetto (dai 20 punti di media della regular season scende a 17) . In estate, la PF guarderà altrove mentre lui opterà per monetizzare accasandosi nella danarosa Derthona Tortona (strepitoso in Coppa vinta schiantando Ravenna, poi una stagione notevole a quasi 19 punti di media e il 38% da 3).
Dove gioca ora? – Ve lo diremo nella puntata dedicata alla PF stagione 2018-2019…

Coach
Luigi "Gigi" Garelli
Lasciato troppo solo, tenta la strada del “faccio tutto io”: crea la squadra, l’allena, tiene relazioni societarie lui che fa pure parte della Dirigenza… Una posizione umanamente sostenibile quando sei in B, all’anno zero della Pallacanestro Forlì, e la domenica non te le vedi con la Virtus Bologna. Il destino ci mette il carico da 90 azzoppando Wayne Blackshear (infortunio trascinato per due mesi nella vana speranza di recuperarlo). L’esonero arrivato prima della trasferta a Chieti il 29 dicembre 2016 (match comunque gestito in panca e perso) è l’inevitabile conseguenza di un rapporto ormai usurato con giocatori e una parte del pubblico. A Gigi va il grandissimo merito di aver riportato il basket a Forlì e aver restituito al movimento italiano una delle sue piazze storiche più importanti. Come penultimo gesto prima dei saluti (l’ultimo sarà transare il contratto e lasciare la Società PF2.015 nel 2018) trova l’erede che gli succederà sulla panchina Unieuro. Metabolizzato il colpo, Garelli attende più dell’atteso una chiamata che arriva, a dicembre 2018, da una Pallacanestro Crema in tempesta. Agguantata una salvezza insperata, al rinnovo segue (causa un ruolino di 3 vittorie e 10 stop) un altro esonero.
Dove allena ora? – E’ il gran timoniere della Libertas Livorno 1947 (serie B, girone A2) che punta decisa sull’esperienza e carisma dell’ex PF per dirigere una rosa di grande valore e molti assi (tra cui… Riccardo Castelli). Gli amaranto, partiti a razzo, dopo una flessione lunga 3 stop, hanno ripreso il ritmo e puntano al primato.
Giorgio Valli
Chiamato dall’amico Garelli a dipanare una matassa dai mille nodi, reduce da una stagione alla Virtus Bologna la cui mala conclusione lo vede più capro espiatorio che attore colpevole, si butta in un’avventura potenzialmente deleteria per la carriera. Trascorsi e curriculum da membro dell’elite dei tecnici italiani, si prodiga per un cambio tattico radicale e comincia a ridefinire uno spirito di squadra basato su difesa, lavoro, sudore. Il principio non è da sorrisi (7 perse su 7) poi la sua Unieuro carbura e a, un passo dall’impresa della salvezza diretta, inciampa in Mantova e Imola, rimandando tutto ai play-out. Dove Forlì fa tremare Scafati e domina Chieti. Ovviamente è confermato per la stagione seguente, messo ben in chiaro prima che in estate occorrerà metter mano anche alla gestione societaria.
Continua nella stagione ’17-’18
