Non era illusione prima, non è disincanto adesso. La sconfitta che preclude all’Unieuro l’accesso alle Final Four di Supercoppa non può certo rappresentare ancora una bocciatura per i biancorossi. Di sicuro la prova del campo promuove a pieni voti Udine, mai in difficoltà tecnica, fisica o psicologia, lasciando in dote a Forlì un po’ di pensieri su quella difesa che sinora ne era stata la grande forza, su un Watson mai così abulico e pasticcione, e in generale su una manovra che deve tornare ad essere orchestrale. Perché solo coi solisti, pur di temperamento, non si va lontano. E questa squadra è costruita per essere un ensamble.
Tutte considerazioni che valgono in riferimento a quanto visto sul campo in una partita e che non han pretesa di essere giudizi universali, ma sicuramente coach Sandro Dell’Agnello ha capito su cosa deve ancora lavorare in vista dell’esordio del 6 ottobre in campionato. Di certo sull’approccio che, con Udine, ha indirizzato tutto il match.
«Udine ha vinto a Mantova, a Verona e in casa nostra: dopo il primo mese di lavoro è la squadra più forte o per lo meno la più pronta. Noi, davanti a un livello alzatosi così tanto, siamo andati in difficoltà difensiva immediatamente, mancando di presenza. Avevamo preparato il match per non concedere tiri aperti e, invece, nel primo quarto ne abbiamo concessi a profusione e Udine ha punito (5/7 da tre ndr.). La frazione iniziale ha indirizzato la gara».
La grande dote di Udine è stata quella di spegnere immediatamente la luce ogni qualvolta l’Unieuro provava ad accenderla. Plauso agli uomini di coach Alessandro Ramagli, ma i tentativi di Forlì sono parsi più simili a chi vuole sfondare a testate un portone rispetto a chi, pazientemente, cerca la combinazione di una cassaforte per scassinarla.
«I nostri avversari hanno tirato col 50% da tre, noi con il 24%, tecnicamente fai fatica con queste medie. Poi aggiungiamoci i tantissimi tiri dall’area e sottomani sbagliati: in realtà ci abbiamo provato e riprovato e dentro ci siamo andati con costanza. Questo è positivo, se poi fallisci così tante occasioni non riesci a giocarti un finale punto a punto come avremmo potuto fare. Per tre periodi siamo stati al pari di Udine, la cui capacità di sbatterci la porta in faccia tutte le volte che ci eravamo riaffacciati, ci ha indubbiamente innervosito. Purtroppo quanto fatto successivamente non è bastato a rattoppare la falla creatasi nei 10 minuti iniziali».
Se Watson Jr può ancora risentire di adattamento e fresca paternità, ma deve assolutamente dare segnali diversi all’esordio in campionato con Ravenna, per la Pallacanestro 2.015 serve come l’aria il rientro di Klaudio Ndoja, la cui tenacia in avvio di gara con i friulani sarebbe stata fondamentale.
«In un livello di competizione così alto non potevo pretendere che fossero i nostri giovani, che sinora hanno fatto molto bene e che saranno ancora molto utili, a risolvere la partita. Oggi ne hanno risentito. Sappiamo tutti quanto Ndoja sia estremamente importante per noi, in teoria Klaudio recupererà il suo posto in squadra da questa settimana».