Più forti delle assenze delle ultime settimane, cercando di trovare ulteriore ‘spinta’ dai problemi, far quadrato e provare a fare più strada possibile nello scenario delle Final Eight di Supercoppa. È con queste prerogative che la Pallacanestro 2.015 Forlì approccia il quarto di finale contro Udine (si gioca alle ore 15 di venerdì, al PalaBenedetto di Cento), gara già di per sé tutt’altro che semplice, resa ulteriormente scivolosa dai possibili forfait in casa biancorossa. Se Aristide Landi dovrebbe essere regolarmente abile e arruolabile, le situazioni di capitan Jacopo Giachetti e Riccardo Bolpin sono infatti in divenire e da valutare nelle ore immediatamente antecedenti la sfida. Complicato azzardare previsioni sulla loro presenza a referto o meno.
Ciononostante, come d’abitudine, coach Sandro Dell’Agnello non lesina tempo né pensieri rimuginando sui contrattempi fisici. Non piange sul latte versato e, anzi, prepara i suoi alla battaglia, pur consapevole del contesto generale. «Affrontiamo Udine giungendo da un paio di amichevoli ben disputate – esordisce –. Nonostante le assenze assortite, non abbiamo mai fatto una piega e ci siamo sempre rimboccati le maniche. Senza incidenti di percorso a partita in corsa, come falli o possibili acciacchi, proviamo a giocarcela. Fermo restando che Udine, insieme a Torino, ha fatto un grande campionato e una grande Supercoppa. Di recente ha poi vinto in amichevole contro Treviso, per dire. La testa, però, fasciamocela quando ce la siamo già rotta, non prima».
Le amichevoli sostenute da Forlì negli ultimi dieci giorni, del resto, sono stante confortanti. «A Ravenna, nonostante tre assenze sul groppone, abbiamo fatto una partita davvero sostanziosa – afferma Dell’Agnello –, così come avvenuto contro Cento, giocando bene dinanzi a una squadra al completo. Credo si stia mettendo in piedi, attraverso gli allenamenti, un’identità di squadra ben definita. È ancora troppo presto per averla, sia chiaro. Le partite ufficiali con i due punti in palio sono un’altra cosa. Però mi sembra di vedere una certa solidità difensiva e, pur con i forfait, iniziamo a conoscere l’uno le caratteristiche dell’altro. Sono le basi per lavorare bene sui due fronti di gioco».
Pre-campionato in cui il tecnico biancorosso ha spesso e volentieri optato – anche per cause di forza maggiore – per un utilizzo dei giovani forlivesi. L’ultimo periodo dello scrimmage contro Cento, ad esempio, è stato pressoché interamente ‘caratterizzato’ dalla presenza dei millennials di casa PF. «È vero, nelle ultime settimane ho cercato di coinvolgerli il più possibile – spiega –. Ho dato minuti veri a chi sulla carta ne ha meno, poiché sono convinto che possano ‘fruttare’ nel corso del campionato, semmai ve ne fosse bisogno. Saranno già pronti a darci una mano. Campori e Dilas sono cresciuti molto e li considero due titolari al pari degli altri, Ma anche Babacar, nonostante i suoi 18 anni e l’inesperienza totale in A2, se dovesse entrare non è un ‘buco’. Tiene bene il campo e può far rifiatare qualcuno, ed atleticamente può essere un fattore. Se mette su tiro e si ‘inquadra’ un po’, in ottica futura può uscire un buon ’4’ in grado di giocare anche da ‘5’. Possono scendere in campo anche Zambianchi e Bandini, ma sono ancora un po’ ‘teneri’ fisicamente. Pagano dazio».
Infine, una doverosa escursione sugli avversari. Udine, come oramai consuetudine è una squadra particolarmente attrezzata e più che mai pronta al salto in serie A. «Sono tanti, un valido collettivo e hanno un’ottima stazza – conclude il tecnico Unieuro –. Un roster pieno di tiratori e di elementi di alto livello per la categoria, in grado di ruotare a 10 a tutti gli effetti. In questi casi bisogna sempre reggere l’urto fisico e non subire il tiro dalla lunga distanza. Gli americani? Dominique Johnson è un tiratore, fisicato, che ha fatto tanta serie A e sarà decisivo. Foulland, invece, è tutto da scoprire. Si tratta comunque un pivot interno e ‘salterino’, un buon rimbalzista e discreto stoppatore».