Disillusione derby. Valli: “Se difendiamo così andiamo poco lontano”

Si prende qualche istante, sguardo fisso davanti a sé, Giorgio Valli: Forlì già sentiva in tasca il derby, invece è clamorosamente deragliata sotto i colpi di Laganà, Smithe e letture offensive troppo estemporanee per valere il successo su un’OraSì affamata e ferita. “E’ dura commentare questa sconfitta – commenta –. Una partita cominciata male poi ripresa, che stavamo portando in porto. Purtroppo una serie di episodi di cui siamo responsabili in parte perché anche Ravenna ci ha messo del suo, ci ha costretto al ko. Se guardiamo il tabellino abbiamo avuto cifre migliori delle loro invece, commentiamo uno stop. Merito loro che hanno avuto grande voglia e cattiveria agonista, quella che ci è mancata nel primo tempo. Perché il nostro più grande demerito è stato non costruire il successo già da subito. Non si può pensare di giocare bene solo nei minuti decisivi della seconda metà di gara. Non siamo la Fortitudo. Qualcuno non sopporta la pressione e si fida del talento, delle giocate. Le abbiamo nelle nostre corde vero ma senza difesa, l’attacco gira a vuoto. Dobbiamo difendere con più ‘cazzimma’, sporcarci le mani, meglio uscire per falli che rimanere passivi: una cosa che non ho ancora visto”. Da promuovere in pieno la sola prestazione di Tommaso Oxilia – “l’unico a muoversi senza palla” – del resto Valli salva poco: “Conosco un sola ricetta: lavorare sodo per prender fiducia nella difesa. Solo allora ci meriteremo i complimenti e torneremo a brillare e vincere. Abbiamo assenze? buchi? Bene, rimbocchiamoci le maniche e tutti devono dare qualcosina di più. Non abbiamo dimenticato di come si gioca, di quanto fatto vedere nelle prime uscite. La gente ci aspetta al varco, si attendono buone prestazioni da parte nostra: bene, noi dobbiamo dare il 101%”. Sul primo tempo da dimenticare di quella che dovrebbe esser la stella, Kenny Lawson, la risposta finale: “Deve sapersi adattare a chi gli gioca accanto, non può aspettarsi che il match vada da lui. Qui il punto non è il singolo ma il gruppo che dietro non ha lavorato. E’ lì che svolta tutto”.