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Quasi tre mesi senza poter tornare in palestra, senza poter vedere i propri compagni di squadra e senza potersi allenare sotto gli occhi vigili di coach e preparatori. Tra i tanti ragazzi che hanno dovuto vivere questa situazione, ci sono anche quelli del settore giovanile Pallacanestro Forlì 2.015, che hanno ricominciato gli allenamenti da qualche settimana, con un lavoro individuale basato sui fondamentali. Protagonista del ritorno in palestra, Lorenzo Gandolfi, responsabile del settore giovanile biancorosso, fresco di rinnovo con prolungamento con la società forlivese.

Come sta procedendo questa ripartenza? Facciamo un bilancio dopo queste prime settimane di lavoro in palestrina.
«Il bilancio è positivo, decisamente meglio di quello che mi sarei aspettato. Tutti quanti stiamo vivendo una situazione nuova, sotto ogni punto di vista. C’è chi la paragona a ciò che succede ad agosto quando riprendono gli allenamenti dopo le vacanze estive, ma in realtà è tutto diverso perché molti ragazzi non hanno potuto lavorare sulla motricità nei mesi di lockdown. Proprio per questo motivo, fin dai primi giorni li abbiamo monitorati costantemente e adesso stiamo adattando il programma ad ognuno di loro, personalizzandolo sempre di più: dai più grandi ai più piccoli, stanno lavorando anche sul potenziamento fisico in sala pesi. Purtroppo il nostro preparatore, Crocini, è totalmente coinvolto dagli esami a scuola, e solo grazie alla disponibilità di Stefano Colombo siamo riusciti a lavorare con alcuni, perché le regole permettono un numero limitato di accesso alla sala pesi. I più grandi sono stati bravi ad organizzarsi in varie palestre o con personal trainer, sempre sotto la supervisione di Crocini».

Si procede sempre con il lavoro individuale?
«In realtà da qualche giorno abbiamo iniziato anche gli esercizi di passaggio, visto che la normativa ce lo permette. Ora attendiamo le nuove indicazioni che arriveranno, per capire se dal 25 giugno potremo ricominciare anche con il contatto diretto. Detto questo, devo dire che ai ragazzi piace fare lavoro individuale e per certi versi preferiscono addirittura questo piuttosto che le classiche partite al campetto: ma questa analisi fa parte anche di una valutazione sociologica più ampia».

Come la stanno vivendo i ragazzi?
«Con grandissima positività: sono felice della loro reazione e anche da come si organizzano per essere presenti e non mancare mai. Il nostro obiettivo è quello di andare avanti, in via del tutto eccezionale e vista la situazione, anche fino alla prima metà di luglio. Fino ad ora il meteo e il fatto che non sia caldissimo ci sta aiutando, ed è sicuramente un punto di forza».

E gli allenatori?
«Ognuno di loro ha delle linee guida da portare avanti durante gli allenamenti, poi ci pensano loro a studiare esercizi e movimenti da mettere in pratica. Mi piace in questa situazione stare maggiormente ‘a guardarli’ ed osservarli in quello che fanno e che magari sperimentano, anche perché molti allenatori non hanno mai lavorato con alcuni di questi ragazzi. Dobbiamo anche approfittare della situazione che stiamo vivendo. Siamo sempre in palestra insieme e l’aspetto positivo è che anche gli allenatori, come i ragazzi, possono crescere e migliorare, sperimentando nuove metodologie. È tutto nuovo anche per loro e vedono i ragazzi molto concentrati e disponibili anche a provare cose nuove. Siamo in quel periodo dell’anno dove solitamente i ragazzi, per tante ragioni, non riescono a dare il massimo. Ora invece li vedono determinati e con tanta voglia di fare. E se magari ce lo si poteva aspettare dopo tanti mesi senza allenamenti, non era affatto scontato».

Essersi fermati a lungo, può avere creato un ‘rallentamento’ nella crescita dei ragazzi? «Purtroppo sì, anche perché dal punto di vista agonistico stavamo per entrare nelle fasi clou, nel finale di stagione dove ci si giocano i campionati e si fa quell’esperienza che ci si porta dietro negli anni. E poi anche dal punto di vista fisico lo stop si fa sentire. Alcuni di loro sono cambiati tanto, sono cresciuti, hanno per esempio modificato il loro modo di tirare, e quindi devono ‘riadattare’ i movimenti del basket al loro sviluppo fisico».

Gandolfi ci tiene poi a sottolineare un aspetto. «Ho visto le pagelle dei ragazzi – afferma –, le ho volute vedere una per una. Devo fare loro i complimenti perché in tutto il nostro settore giovanile non c’è nemmeno un bocciato. La situazione può avere inciso, ma, al di là di questo, le pagelle sono clamorose, i voti sono alti e sono molto contento di questo risultato. Vuol dire che, tutto sommato, si può andare bene a scuola anche allenandosi tanto come abbiamo fatto quest’anno».