Enrico Aldini era per alcuni “Coach”, per altri “Prof”, per altri ancora “Aldo”, ma per tutti è stato una figura di quelle che restano scolpite nella memoria ed è impossibile dimenticare.
Non ho avuto la fortuna di averlo come professore di educazione fisica nei 5 anni di Liceo Scientifico a Forlì, ma ho avuto quella (davvero sfacciata visto il mio livello) di entrare a far parte della squadra di basket del Liceo, di cui era coach, selezionatore, organizzatore. Insomma, tutto. Verso fine anni ’90 il Liceo era solito partecipare ai Campionati Studenteschi, che partivano dalle fasi provinciali fino ad arrivare alle fasi europee e mondiali. Proprio grazie al fatto che uno dei prof di Educazione Fisica era anche allenatore di basket, Aldini aveva da tempo convinto i vari presidi che si erano succeduti (in quegli anni Celso Zappi e Pantaleo Palmieri) della bontà di questo progetto, che portava via qualche ora di lezione e studio ad alcuni studenti, ma creava grande aggregazione.
La squadra del Liceo di Aldini aveva già conosciuto un ciclo vincente pochi anni prima, e nel 1997 il prof proseguì le sue selezioni per integrare qualche 1981 all’annata dei 1980. Chiunque fosse interessato alla pallacanestro (e non fosse tesserato in squadre di Federazione) poteva andare a sostenere qualche allenamento pomeridiano presso le palestre del Liceo. Dopodiché lui ti avrebbe gentilmente fatto capire se potevi restare o se eri una pippa. Io andai assieme ad alcuni compagni di classe, ed ebbi la fortuna di essere tra quelli cui fu consentito restare nel giro, nonostante non avessi grandi qualità.
Dai vari allenamenti nacque una rosa di circa 15 ragazzi, tra cui di volta in volta ne venivano scelti 12 per disputare le partite. Si partì superando le altre scuole del forlivese, poi battagliando con tutte le altre province dell’Emilia-Romagna, infine primeggiando tra le migliori scuole della zona Centro-Nord d’Italia. Questo risultato ci portò tra le migliori 4 scuole d’Italia, che andarono a giocarsi il titolo nazionale a Fano nel 1998. Purtroppo quell’anno ci mancava ancora qualcosina per essere i migliori, e nelle Final 4 ci classificammo solo terzi.

Lorenzo Venturi, Stefano Stella, Cesare Bonetti, Nicola Vicino, Elio Nanni, Paolo Milandri, Andrea Tomidei, Marco Benvenuto, Paolo Zoffoli, Luca Beni, Francesco Ricci, Andrea Pirazzoli
L’anno dopo ci riprovammo, perdendo l’annata 1980 e integrandola con alcuni 1982 e 1983. Alcuni innesti si rivelarono davvero eccezionali, mentre alcuni 1981 già presenti avevano fatto nel frattempo miglioramenti incredibili. Ripartimmo dai derby coi “cugini” dei Geometri di Forlì, fino ad arrivare nuovamente alle finali nazionali di Catania. Stavolta non avemmo rivali, stracciammo le altre tre pretendenti e diventammo campioni italiani.
Ma non era finita, perché la vincitrice aveva diritto a rappresentare l’Italia ai Mondiali di Gerusalemme, con la possibilità di innestare 4 studenti tesserati in squadre di Federazione. In mezzo un altro piccolo scoglio da superare: uno spareggio con una scuola bolognese. Non abbiamo mai capito il perché e da dove fosse spuntata fuori questa squadra, ma per tagliare la testa al toro battemmo anche loro in una partita al cardiopalma.
I Mondiali in Israele nel 1999 [in foto cover la squadra in maglia azzurra] furono un’esperienza unica. 24 squadre maschili (e femminili), una settimana di sport, svago e turismo. Arrivammo 22esimi, gli schemi di Aldini non bastarono contro avversari grossi il doppio di noi. Vincemmo due partite su sette, ma il divertimento fu impagabile.

Andrea Tomidei, Giacomo Raggi, Luigi Valli, Matteo Bandini, Giorgio Blanzieri, Andrea Bertocchi, Marco Benvenuto, Francesco Ricci, Gianluca Mazzoni, Ruggero Camporesi, Paolo Milandri, Stefano Tavoletti, Filippo Santolini, Gianluigi Bertini, Cristiano Alessandrini, Nicola Vicino
In tutti questi risultati c’era impresso il marchio dell’Aldo: allenamenti intensi, difesa organizzatissima, attacco con pochi schemi ma ripetuti talmente tanto da venire automatici, spazio all’inventiva dei singoli in certe circostanze, divieto assoluto del tiro da tre punti (con deroga solo per i Mondiali e solo per i tesserati), grande attenzione ai fondamentali, uso spasmodico della tabella. Teneva sempre tutti sulla corda, non regalava niente a nessuno. Ricordo che in una partita importante cambiò il nostro giocatore più forte dopo 40″ per una pigrizia difensiva.
E fuori dal campo? Prima di tutto una persona simpatica e generosa, sullo sport in particolare ci si parlava e prendeva in giro all’infinito. Nelle trasferte con pernottamenti il trattamento era stile Marines: alimentazione corretta, svago limitato, rientro in camera a orario prestabilito (con giro di controllo), soprattutto i giocatori più forti erano quelli più controllati e stuzzicati. Un sergente di ferro.
E allora perché lo si ricorda così positivamente? Beh, intanto un coach che ti fa vincere e ti porta a un Mondiale te lo ricordi per forza. Poi insegnava basket sul serio, personalmente tutto quello che ho imparato lo devo a lui. Poi aveva sempre una battuta e una stilettata per tutti, col suo timbro di voce inconfondibile che tanti hanno provato e provano tuttora a imitare. Infine ci ha lasciato delle massime che ancora oggi ricordiamo quando ci si incontra tra vecchi compagni di squadra.
Tutti ci ricordiamo delle fatiche che ci ha fatto fare, ma tutti gli siamo grati per quello che ci ha fatto vivere.
Ciao Aldo!
“Quello è passi”
“La tabella!”
“Non fate come lui che oggi ha fatto 0 su tutto al tiro”
“Ma no prof, ho fatto solo 0 su 2”
“Eh, appunto, 0 su tutto”
Paolo Milandri
Capitano della squadra di basket del Liceo 1998/1999