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In attesa di completare il roster con i due americani, il secondo acquisto estivo della Pallacanestro 2.015 si è affacciato sul ‘nuovo’ ambiente forlivese. Presso Romagnauto è infatti andata in scena la presentazione ufficiale di Mattia Palumbo, playmaker titolare della formazione biancorossa. Un classe 2000 che, a poco più di vent’anni, prende in mano le redini di una squadra chiamata a disputare un campionato di alto lignaggio. A sentirlo parlare, del resto, pare tutto fuorché un ventenne: idee chiare, ambizioni e pochi fronzoli e giri di parole.

Giancarlo Nicosanti: «Parlare di Palumbo è davvero un piacere. È il primo giocatore, tra i ‘piccoli’, che avevamo messo nella nostra lista pensando alla squadra del prossimo anno. Portando a casa lui e Benvenuti, a sua volta ‘numero uno’ tra i lunghi, direi che abbiamo raggiunto i nostri obiettivi. Ne ho sentito parlare molto bene come persona e ho avuto un’ottima impressione anche parlandoci telefonicamente. È fondamentale perché è dalle persone che si costruiscono grandi giocatori. È un 2000 che affronterà il quarto anno di A2: c’è poco da aggiungere. Vogliamo farlo crescere insieme a noi».

Renato Pasquali: «Ci sono giocatori che hanno bisogno della squadra e squadre che hanno bisogno dei giocatori per raggiungere gli obiettivi. Mattia fa entrambi i ‘ruoli’. Perché il collettivo lo aiuterà nella sua crescita, ma anche lui aiuterà Forlì a continuare nella sua marcia, auspicandoci di migliorare i risultati dello scorso anno. È il prototipo del giocatore moderno. Se devo fare un paragone, penso a Papaloukas. Al primo anno si diceva fosse un playmaker modesto, con poco tiro da fuori, poi però ha vinto qualche Eurolega dimostrando che il tiro da 3 è solo un’arma ma non l’unica. A sua volta, Palumbo può fare più ruoli, mettendo in mostra tutto il proprio repertorio.

Mattia Palumbo: «Nelle scorse settimane mi sono ‘interfacciato’ col club e con Dell’Agnello e subito ho percepito il desiderio di Forlì nell’avermi come giocatore principale, con un ruolo di rilievo, anche rispetto alla mia età. So di arrivare in una piazza prestigiosa, che vive di pallacanestro, quindi riesco a percepire l’importanza che viene data alla squadra. Porterò il massimo impegno quotidiano e non ci sarà un giorno che non darò il 100% per aiutare la società a perseguire i suoi obiettivi importanti».

SUL RUOLO IN SQUADRA

«Il mio ruolo è molto delicato, poiché, essendo playmaker, il primo interesse è sempre nei riguardi della squadra. Nel momento in cui comincia ad essere egoista, questo ha sicuramente conseguenze negative. Quindi il mio primo obiettivo è quello di garantire ordine, di gestire i ritmi della squadra ma anche della partita. Perché capendo il ritmo della gara, si capisce quando è il momento di ‘spingere’ o forzare. Sulla base di questo, prendo le scelte tecniche che determinano il mio tipo di gioco».

SULLE AMBIZIONI

«A livello personale, continuare a crescere e diventare sempre più pronto per un salto di qualità. Con la squadra, ovviamente arrivare ai playoff nella miglior posizione possibile e lì giocarsi le chances per salire in serie A».

SUGLI ‘SBALZI’ NEL TIRO DA FUORI

«Quello che incide maggiormente è il fattore mentale. Ci sono periodi in cui la palla entra con maggior frequenza ed altri in cui non entra mai. È proprio in quei periodi che bisogna cercare di continuare a crederci e provarci. Credo molto sul fatto che sia molto fattore mentale, più che tecnico».

SULLA SQUADRA

«Tra i miei nuovi compagni, è ovviamente quello che conosco meglio. Con lui ho condiviso gli ultimi cinque mesi a Scafati e tra noi c’è subito stata una grande intesa, innanzitutto fuori dal campo. Entrambi siamo molto contenti di esserci ritrovati qui. Degli altri, invece, conosco Pullazi, avendoci giocato contro diverse volte, e Giachetti, ma solo per averlo visto in campo con la maglia della Virtus. Giocare direttamente con lui sarà una grande emozione e uno stimolo per me. Sono certo sarà sempre pronto a darmi una buona parola».

RUSH E IL MERCATO

Pasquali: «Erik ha fatto valutazioni economiche diverse rispetto alle nostre. È un grande dispiacere non poter più contare su un elemento e soprattutto su una persona di quel valore. Il giocatore ha qualche problema fisico che non è detto si evidenzi nel corso della stagione, ma di fronte al quale nessun medico si sbilancia. Se l’aspetto economico fosse rientrato in un certo livello di rischio, avremmo potuto provare. Superato quel livello, sarebbe stato meglio guardarsi intorno per cercare un equivalente. O comunque un giocatore altrettanto importante che possa fare ciò che faceva Erik. È probabile che andiamo a cercare un giocatore con caratteristiche prettamente da interno, più che da esterno (Carroll è pressoché firmato, ndr)».

Nicosanti: «Spesso le caratteristiche della persona sono più evidenti e importanti rispetto a quelle del giocatore. Rush ricalca perfettamente questo discorso e lo salutiamo con grande dispiacere. È il compagno di squadra ideale. Auguriamo a Erik il meglio per la nuova stagione, a cominciare dalle condizioni fisiche».