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La pallacanestro d’estate, si sa, ha un linguaggio e una punteggiatura tutte sue. Al posto dei “due punti” diventano assoluti protagonisti i puntini di sospensione (e di aspirazione) in attesa di un colpo di mercato e il punto esclamativo che sottolinea ogni giocatore acquistato o confermato e rafforza la convinzione che sì, quello che ci attende sarà l’anno buono. Cambia anche il linguaggio, fatto tutto di verbi declinati al futuro, di promesse e imperativi categorici.

Alla fine, però, resta sempre un punto interrogativo a chiosare ogni riflessione. Anche quelle che più si avvicinano all’immancabile “sentenza estiva”. Che lingua parlerà poi realmente in campo la nuova Pallacanestro 2.015 Forlì? Quella che dovrà insegnarle il suo nuovo allenatore, ovviamente. E allora divertiamoci a snocciolare l’alfabeto di Sandro Dell’Agnello e guardiamo quali parole definiscono lui e la Forlì cui potrà fare nascere. Apriamo, quindi, il Sandrizionario.

A di Ambizione

Il dizionario di Sandro Dell’Agnello si apre con la parola più dolce per le orecchie dei tifosi. Parola sua. Scientificamente ricercata? Forse, ma a pensarci bene il suo «se la squadra vale 6, allora deve volersi meritare il 6.5 e poi, raggiunto questo, aspirare al 7» vale molto di più di ogni obiettivo prefissato in estate. Perché significa ricerca del progresso costante al di là e ben sopra il posizionamento in classifica. Perché implica il volere andare sempre oltre i propri limiti. Ciò che, in fin dei conti, è mancato alla Forlì della scorsa stagione che i suoi limiti non li ha mai superati.

B di Bergamo

E’ la squadra da cui il coach proviene e che ha riportato in alto dopo anni di oblio. In fin dei conti non si parlava di Bergamo nel mondo della pallacanestro da quando vi mosse i primi, fortunati, passi da allenatore Charlie Recalcati. In Lombardia il tecnico toscano ha dimostrato di sapersi riadattare benissimo alla categoria dopo gli anni a caccia di difficili salvezze in serie A. Soprattutto lo ha fatto azzeccando la partenza giusta e mantenendo costanza di rendimento. E poi la B di Bergamo è anche quella di Lorenzo Benvenuti, il centro 24enne di cui si parla come possibile nuovo biancorosso. Lungo di sostanza, buoni movimenti e non disdegnabile nel tiro da fuori che con lui è esploso in questa stagione. Opzione di mercato quanto meno interessante.

C di Cuochi

Quelli che, quando lasciò Forlì nel 2013, a sua detta erano troppi e rovinavano la cucina. Ora quanti ne avrà al fianco? Quanti vorranno dire la propria ad alta voce o sottovoce? A Forlì vogliono avere tutti voce in capitolo, è notorio, ma dentro la Pallacanestro 2.015 è necessaria unità d’intenti e decisione nel portare avanti una linea e un progetto. Quello che tecnicamente ha ora in lui la guida. Anzi, lo chef. Gli si dia gli ingredienti giusti, nelle quantità e delle qualità richieste, poi sia lasciato cucinare. Se il menù soddisferà i palati lo diremo dopo averlo assaggiato.

D di Disponibilità

E’ la seconda caratteristica che ha immediatamente richiesto alla sua squadra. Disponibilità declinata in diritti e doveri, tutti termini con la stessa iniziale, ma con interpretazioni opposte. Doveri uguali per tutti, diritti no. Affermare che «la disponibilità è nei diritti» significa una cosa sola: ognuno in campo avrà ruoli e compiti precisi, esisteranno gli scalatori e gli sherpa, ma in fin dei conti entrambi, poi, arrivano assieme in cima alla montagna.

E come Esempio

Una cosa accomuna “Sandrokan” al suo predecessore Marcelo Nicola: essere stati grandi giocatori, ma anche esempi di combattività e generosità in campo. Questo, volutamente, dovrà essere trasmesso ai più o meno giovani che comporranno la rosa forlivese, ma l’esempio di Dell’Agnello è a suo modo peculiare, perché chi si aspetta un coach focoso in panchina ha sbagliato strada. Sempre molto posato, Dell’Agnello punta su un carisma coniugato all’eleganza. Se riuscirà a imprimerlo, avrà fatto bingo.

F di Filosofia

Qual è quella che intende trasmettere? In campo le sue squadre non giocano mai troppo legate a un corposo libro di schemi, eppure la sua Forlì del 2012-2013 chiuse con una media di 80 punti a partita e la Bergamo di quest’anno a oltre 82. Anche Caserta nel 2016-2017 viaggiò a 78 punti di media. Si cercherà un gioco più in transizione, ma ancor prima di questo la sua filosofia è quella del gruppo. Decisivo nel suo biennio bresciano (promozione da subentrato in A2 e poi play-off l’anno seguente) e ancor più a Forlì quando seppe compattare un gruppo di atleti pagati mai o quasi e, proprio nelle difficoltà societarie della Fulgor Libertas, seppe portarli sino al 5° posto. Traguardo non ancora migliorato.

G di Giovani

Ecco, non aspettiamoci un tecnico che prenda un giovane e lo lanci in orbita. Nell’ultima stagione ha valorizzato Ruben Zugno, ma è un 1996 e a Forlì, all’epoca, Nicolò Basile ebbe la sua vera occasione l’anno successivo, con Massimo Galli. Tessitori, invece, aveva 18 anni, giocò 16′ di media e vide crescere il suo impiego a stagione in corso. I giovani, però, sono una voce saliente nel dizionario della Pallacanestro 2.015, perché questa è la stagione nella quale la società dovrà dotarsi di un vero settore giovanile. Certo, ormai Cà Ossi ha preso un’altra direzione e lo si sarebbe potuto e dovuto evitare, ma la terza Finale Nazionale consecutiva di OneTeam (con l’Under 16) dimostra che c’è una base valida. Finalmente. E ora Forlì non può più prescindere da un impegno forte e diretto sul vivaio.

I di Intesa

Siamo sinceri, se puntare su Dell’Agnello era, per chi scrive, una priorità già dal giorno dopo l’eliminazione per mano di Rieti, il fatto che realmente la società sia andata su di lui, ha sorpreso. Non c’era un trascorso storico di contiguità tra lui e il general manager Renato Pasquali, né sapevamo che tra i due ci fosse una conoscenza profonda. Tradotto: pensavamo che, alla resa dei conti, si sarebbe finiti per approdare su lidi più conosciuti dai dirigenti (non tutti, perché alcuni soci c’erano già nel 2012-2013). A questo punto conterà molto non solo l’intesa tra coach e squadra, ma anche quella che si creerà tra Dell’Agnello, Pasquali e Nicosanti. Sin d’ora, sin dalle scelte di mercato.

L di Livornesità

Dell’Agnello e Giachetti sono uniti dalla stessa città, ossia Livorno, ma anche da una piccola, grande scommessa. Quella di vincere assieme in un contesto sostanzialmente nuovo per il coach. Da Goldwire al dimenticabilissimo Bo Spencer, sino a Brandon Taylor, negli ultimi anni in A2 il tecnico ha sempre avuto il regista Usa, ma quest’anno affiderà le chiavi a un concittadino che non abbiamo dubbi verrà confermato e che ha solo bisogno di avere al fianco un esterno più adatto anche a costruire assieme a lui di quanto non lo fosse Johnson. Se così sarà, mente in panchina e in campo saranno ben sintonizzate al di là del comune dialetto. D’altronde a unirli è anche e soprattutto, un altro vocabolo che inizia con la “T”: temperamento.

M di Marini

Il primo nodo del mercato forlivese si è sciolto. Pierpaolo Marini resta. Sì, ma che Marini sarà? Prima di tutto coach e dirigenza dovranno costruire attorno a lui una squadra più adatta ad evidenziarne l’estro e a minimizzarne il difetto di mancanza di continuità. Poi sarà decisivo il rapporto che si instaurerà tra giocatore e tecnico dopo che sia Valli che Nicola non sono riusciti a incanalarne la personalità. Che quello dell’abruzzese sia un carattere ondivago lo sanno anche i muri di ogni palasport d’Italia, a “Sandrokan” il compito tanto impegnativo quanto stimolante di gestirne e limitarne i prevedibili alti e bassi e i fuori giri. Insomma, farlo diventare un giocatore davvero maturo. E’ l’ago della bilancia della stagione biancorossa nonché la grande occasione della carriera di Marini. Non la sprechi.

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