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[PRIMA PARTE…]

Inizia a fare caldo davvero e più sale la temperatura esterna, più le voci di mercato e soprattutto le trattative, iniziano a diventare roventi. Allora tra un rumor e l’altro prendiamoci una pausa e tornamo a sfogliare il “Sandrizionario” alla scoperta, lettera per lettera, delle parole chiave della prossima stagione della Pallacanestro 2.015 Forlì e del suo nuovo allenatore, Sandro Dell’Agnello.

N di NOVE

Quella per cui si appresta a lavorare è la nona società “attraversata” da quanto ha iniziato ad allenare e, oggettivamente, anche per lui questa è un’esperienza chiave della carriera. Abituato a fare nozze coi fichi secchi (Livorno, Fulgor Libertas) a cercare e conquistare soffertissime salvezze (Pesaro e Caserta), nel suo curriculum spiccano la promozione in A2 da subentrato a Brescia e la semifinale a Bergamo, ma ancora non il “Do di petto” che fa di un tenore una vera icona della musica lirica. Ecco, nelle prossime due stagioni Forlì si aspetta da lui questo. E’ la prova del Nove. Per la società e le sue ambizioni e per il suo coach.

O di OXILIA

Quanto fosse utile alla causa biancorossa lo si è capito tutte le volte che non è potuto scendere in campo. Il collante tattico di Forlì non potrà, però, essere pronto subito. Dopo l’infortunio ai legamenti la rieducazione andrà calibrata e il recupero non affrettato e quindi è impensabile di vederlo realmente pronto nei primi 2 mesi di campionato. Servirà una rosa più lunga anche per questa ragione. E poi… come vede Oxilia il suo nuovo tecnico? Ala pura e semplice o un progetto teso a farne un regista aggiunto come il ragazzo si vede? La composizione della squadra dipende molto da queste domande e dalle risposte di Dell’Agnello.

P di PRESSIONE

Facile, bisogna conquistare i play-off. Però lui stesso sa che a Forlì questo non basta né può bastare. Lui in A2 li ha sempre raggiunti da Brescia in poi e, con una squadra fatta con i resti dei resti del mercato, li sfiorò anche a Livorno. Però questa volta bisogna anche fare strada. Possibilmente parecchia. Tutto questo con cosa fa rima? Con l’ambizione di cui parlavamo a inizio dizionario o con la famigerata pressione che sulla bocca di Giorgio Valli divenne il termine più odiato dai forlivesi? Sicuramente la pressione c’è, c’è sempre stata e chi viene a Forlì se la deve aspettare e non la deve subire. Lui che 7 anni fa disse firmando alla Fulgor Libertas «mi aspettano ogni domenica 4.000 allenatori, meglio significa che avrò 4.000 aiuti in più» è stato preso proprio per domarla, incanalarla nella giusta direzione, farla diventare una virtù e poi… non parlarne finalmente più. Il pelo sullo stomaco per riuscire nell’intento ce l’ha.

Q di QUALITA’ e QUANTITA’

Due stagioni fa venne acquistato Yuval Naimy pensando che la sua qualità superiore fosse un faro che potesse irradiare la sua luce su tutto e su tutti. Non fu così. L’anno scorso Forlì fu eretta sulle fondamenta della qualità tecnica diffusa. E ce n’era davvero parecchia, ma poi si è scoperto che mancava quantità e fu acquistato Diliegro. E ancora non fu sufficiente. Quest’anno sta anche al coach fare capire che per soddisfare il palato non esiste qualità senza l’aggiunta di quantità e che, al contrario, piatti abbondanti ma di scarsa qualità restano indigesti. Il problema sta nelle dosi e in un ingrediente che in tutte le ultime stagioni è mancato. Qualcuno che mettesse un altro tipo di qualità: quella del leader.

R di RODERICK

Ecco, ci risiamo. Terrence Roderick seguirà Dell’Agnello e tornerà anch’egli a Forlì? Com’era logico fosse, radio-mercato immediatamente ha diffuso questa voce e le smentite di prammatica degli interessati non possono nascondere che ci si voglia realmente provare. Per ora la richiesta del giocatore è stata in linea con gli emolumenti di Lawson, ma se le quotazioni scendessero? Che fare? E’ la mossa più importante e delicata dell’intera campagna acquisti. Un trio Giachetti-Roderick-Marini sarebbe esplosivo o rischierebbe di esplodere per mancanza di palloni e responsabilità per tutti? Il dubbio ci accompagnerà sempre. Sia che l’operazione vada in porto, sia che non ci vada.

S di SASSARI

Dell’Agnello l’ha citata come esempio sin dal giorno della sua presentazione ufficiale. «Voglio una squadra che arrivi ai play-off come Sassari, in forma e in fiducia al momento giusto». Certo, è così ed è anche mirare alto. Però significa, da parte di tutti, accettare anche l’eventualità di una partenza meno briosa di quella della passata stagione. Tanto briosa quanto illusoria. Quindi servono pazienza e fiducia… D’altronde le ultime due volte nelle quali Forlì venne promossa (1990 e 1995) le stagioni regolari furono decisamente tormentate e solo nell’ultimo mese prima della post season scattò la scintilla. Ecco, l’esempio di Sassari calza con la storia di Forlì. Chissà…

T di TATTICA

Saremo lapidari. Ogni allenatore in A2 è tatticamente preparato. Dell’Agnello compreso. Se ci si aspetta, però, un allenatore che infarcisce la testa dei giocatori di opzioni offensive e fissa un elenco di regole difensive con casistiche e sottocasistiche degne della più retriva burocrazia amministrativa, siete fuori strada. Come lo ha definito Nicola Natali, il suo è un basket “anima e sangue”.

U di USA

Roderick o non Roderick, le scelte dovranno essere meno dettate da innamoramenti improvvisi e più da oculati ragionamenti di compatibilità tecnico-tattica. Ad esempio, negli ultimi anni Forlì ha sempre avuto dei “4” con poco tiro da fuori, ma anche con poco uno contro uno e atletismo. E allora perché non inserire uno dei due stranieri in questo spot lasciando il ruolo del centro a un’accoppiata italiana tutta muscoli e difesa? E la guardia, se non fosse T-Rod, potrebbe e forse dovrebbe essere un giocatore capace di vestire i panni del go to guy, ma al contempo mettersi al servizio del collettivo quando altri sono in serata. Possibilmente meno monodimensionale rispetto a Jackson e Johnson. Come dite? Valli a trovare? Beh… ci sono… Swann ad esempio. O Corbett. O anche Hasbrouck. E poi diciamo solo i primi tre profili che ci vengono in mente. La scelta è amplissima.

V di VISIONE

Nel senso che non bisogna avere delle visioni mistiche che poi ti portano a considerare in estate Lawson la Madonna e poi a bollarlo come Diavolo in primavera. Serve una visione. Qual è quella della Pallacanestro 2.015? Cosa vuole fare da grande e in quanto tempo vuole strutturarsi per essere tale? Siamo sinceri: al suo quarto anno in A2 Forlì deve mettere ora basi determinanti per ciò che vorrà essere tra 5-8-10 anni. Su questo il coach non ha voce in capitolo ed è un aspetto secondario, ma se Dell’Agnello in due anni dovesse portare la squadra al massimo livello, allora deve avere al suo fianco un club che non sia colto di sorpresa, ma preparato. Per esserlo davvero qualcosa ancora oggi manca.

Z di ZOCCOLO DURO

Estate 2018: «Questo è stato un grande gruppo, vogliamo preservarlo e ci basterà puntellarlo». Detto, fatto… Rimasero appena in due: Bonacini e De Laurentiis. Con evidente disappunto esplicitato dallo stesso Giorgio Valli nelle interviste prestagionali. Quest’anno la frase non l’abbiamo mai sentita pronunciare. Segno che il “gruppo” non era poi così solido o che si sa già che cambierà parecchio? Per ora è rimasto Marini, Oxilia è stato blindato subito dopo l’infortunio, poi dovrebbe estendere Giachetti e Bonacini ha un contratto (almeno in teoria) garantito. Siamo a quattro. E De Laurentiis? Vedremo. Di sicuro quest’anno non si è ripetuta la solita frase perché forse lo zoccolo duro dal quale ripartire c’è davvero. E non sarebbe un male. Anzi.

FOTO NAZZARO – PALLACANESTRO FORLI’ 2.015