“Serbo ergo sum”: Danilo Petrovic promette a Forlì sudore e grinta

La prima impressione destata all’amichevole giocata a Faenza con i Raggisolaris è stata positiva e domani al Pala Banca di Lugo (alle 20.30, 10 euro il biglietto d’ingresso) nel test con il Kleb Ferrara, il primo al cospetto di un’altra formazione di serie A2, vuole confermarsi. D’altronde quest’anno alla Pallacanestro 2.015 Forlì, Danilo Petrovic ha la sua grande occasione. Non di mettersi in mostra, perché a dispetto della giovanissima età (classe 1999) tra Virtus Bologna e Poderosa Montegranaro ha già accumulato una più che discreta dose di esperienza ad altissimo livello, bensì quella di consolidare il proprio percorso di crescita per diventare in breve tempo un giocatore di peso e non un semplice prospetto.

Quello, di fatto, lo è sempre stato sin dalle giovanili nella Crvena Zvezda Belgrado e nella Nazionale Serba con la quale ha vinto nel 2017 l’Europeo Under 18. Petrovic ora guarda oltre e in biancorosso non dovrà semplicemente permettere a Sandro Dell’Agnello di aspettare senza assilli il rientro di Tommaso Oxilia: dovrà fare fare il salto di qualità alla squadra. E in effetti i giudizi di tifosi e “addetti ai lavori” sulla nuova Unieuro sono cambiati da quando è stato firmato. A mercato apparentemente chiuso.

Apparentemente… come si capisce dalle parole del general manager Renato Pasquali.

«La trattativa è stata lenta per una serie di ragioni: dapprima perché quest’estate ha cambiato procuratore in corsa (lasciando Zoran Savic ndr.), poi perché all’inizio il suo agente non era entusiasta di mandarlo da noi in quanto non era certo che gli avremmo concesso il minutaggio di cui sentiva avesse bisogno Danilo. Io gli ho detto che se, invece, lo avesse mandato qua, non se ne sarebbe più andato via e che se aveva timore della competizione con altri ragazzi della sua età, allora poteva tranquillamente stare a casa perché non ci sarebbe servito. A quel punto ha accettato, anche perché il procuratore è cambiato e con il nuovo abbiamo chiuso l’intesa in due giorni».

Giocatore fisico, agonista, con un tiro non disprezzabile dalla media e lunga distanza, Petrovic lo spazio lo avrà. Non solo a inizio stagione.

Durante la sua presentazione andata in scena a Casta Srl, il presidente Giancarlo Nicosanti ne è sicuro.

«In squadra non avevamo una figura come la sua e a Forlì Danilo avrà lo spazio per continuare nel suo percorso di crescita contribuendo al nostro. Ha tutto per riuscirci: fisico, tecnica, forza mentale e dedizione al lavoro. In più ha già una buona esperienza di questo campionato».

Davanti a questo ritratto, l’interessato ringrazia, ma non sembra affatto arrossire. Basta poi sentirlo parlare per stupirsi del fatto che abbia appena 20 anni. Compiuti a maggio.

«Sì, ho accettato la sfida e l’ho fatto con convinzione perché le sfide mi piacciono, se non ci fossero mancherebbe lo stimolo ad andare sempre avanti. E poi mi piace il club, mi piace avere tanti compagni con cui ho già giocato (la “colonia virtussina” degli Oxilia, Ndoja e Bruttini ndr.) e mi piace una città nella quale i tifosi si sentono e riempiono quasi sempre il palazzetto. Per un giocatore è un valore importante. Mi aspetto di crescere a Forlì e quindi darò il massimo ogni giorno senza pensare al minutaggio che dipende dal coach».

Le prime impressioni su squadra e tecnico sono molto positive. Anche se adesso il primo pensiero andrebbe alla stanchezza delle prime due settimane di lavoro, Danilo Petrovic traccia un bell’identikit di Sandro Dell’Agnello.

«A parte che i risultati contano e lui l’anno scorso ha eliminato ai play-off la mia Montegranaro, è un coach esperto che sa relazionarsi e capire noi giocatori. Ti dice quello che ti deve dire, ossia ti sgrida quando serve e ti dice “bravo” quando te lo sei meritato. La squadra, poi, mi ricorda la Poderosa nella quale giocavo l’anno scorso: non era certo tra le più costose, eppure è arrivata davanti a Forlì perché la differenza la fa avere le persone giuste che lottano con umiltà, ma senza paura».

E Danilo Petrovic che persona e che giocatore è?

«Sono serbo. Quindi sono un lottatore che prima di tutto in campo ci mette la grinta, la fisicità, ma anche la velocità in contropiede, la prontezza e qualche tiro da tre. Tatticamente mi vedo come un “4” anche se la scorsa stagione ho giocato prevalentemente da centro. Però mi è servito, è giusto imparare a fare un po’ di tutto».