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FORLIMPOPOLI. La rinuncia dell’Artusiana Basket alla partecipazione al campionato di serie C Silver 2019-2020 ha scosso l’ambiente del basket romagnolo per il quale Forlimpopoli è indubbiamente una piazza con una lunga storia e una profonda passione. Quelle che sono ora i Baskérs (partecipanti al prossimo torneo di serie D con ambizioni di promozione) ad ereditare e a incarnare. Per l’Artusiana il futuro è ancora incerto, con la prospettiva di potere ripartire almeno dalla Promozione che riteniamo auspicabile.

Vedremo… intanto abbiamo deciso di capire di più di quanto è successo parlandone direttamente con il presidente Riccardo Vitali che ha dato la sua motivazione di una scelta indubbiamente sofferta.

Vitali, è vero che tutto nasce dal suo disimpegno annunciato a giugno?

«Sì, anzi no. Perché è vero che ho comunicato il mio intendimento a staccarmi da un impegno forte e in prima persona dalla pallacanestro, ma non l’ho fatto così come se fosse un fulmine a ciel sereno: lo avevo detto già a gennaio».

Però poi si dice sia rientrato. E’ ancora lei il presidente dell’Artusiana…

«Lo sono, formalmente, ma non ho fatto alcuna retromarcia. Dopo 6 anni nei quali mi sono speso da volontario nel mondo del calcio e della pallacanestro, il mio “stop” è definitivo. Tutto quello che nel tempo ho provato a costruire, non è stato dettato da ambizione personale, ma solo dalla passione per lo sport e l’amore per quello praticato dai ragazzi, specialmente i più giovani. Il guaio è che se non si trovano supporti strutturali, il divertimento finisce e senza quello non si costruisce più nulla. Da soli».

Cosa è venuto meno, in sostanza?

«Maldini, Bartolini e gli altri collaboratori della società hanno fatto e faranno ancora un grande lavoro, ne sono certo, ma loro come me avrebbero avuto bisogno di certezze a lungo termine e quelle dipendono anche dalla vicinanza che le istituzioni cittadine ti dimostrano. Mi sarebbe piaciuto costruire qualcosa di solido, irrobustire la struttura societaria, ma per farlo servono tante condizioni che non si sono concretizzate. E le società sportive devono trovare alleati nel tessuto cittadino e nelle altre realtà vicine».

Quindi non è solo questione di palestre, orari, costi, supporti… L’Artusiana cercava alleanze anche con altri club del territorio? E’ così?

«Bisognerebbe che chi investe nello sport trovi il modo di mantenere inalterata la sua passione e non motivi per stancarsi, ma ciò detto penso che le realtà cosiddette minori, ma che svolgono anche una funzione sociale per una comunità e i suoi giovani, debbano avere in quelle “maggiori” analoga responsabilità».

Si spieghi meglio per favore.

«Le società che sono locomotiva del sistema cestistico territoriale dovrebbero assumersi l’onore e l’onere di trainare tutto il movimento, quindi anche gli altri vagoni. Solo così i giovani possono avere una prospettiva di crescita attraverso lo sport e i club un orizzonte più lungo e sicuro cui guardare».

Nonostante questo quadro, avete provato a evitare il declassamento?

«Sì e in tanti modi. Una mia idea era fare dell’Artusiana ciò che nella stagione scorsa in C Silver è stata la SG Fortitudo: un gruppo pieno di ragazzi del 1999 e 2000, messi a maturare anche da altre società del bolognese. Abbiamo proposto questo modello a Pallacanestro 2.015 e ai Tigers Cesena, ma non è stato possibile darvi corpo».

E adesso? Vitali smette davvero?

«Ormai ho dato, ma posso continuare a mettermi a disposizione se ce ne sarà bisogno e se dovesse servire. Di sicuro non posso e non ho più intenzione di spendere tutto me stesso come prima. Mi resta dentro comunque il bellissimo rapporto che ho avuto coi giovani, per i quali il basket è una palestra di vita. Ora Forlimpopoli ha i Baskérs che possono legittimamente guardare lontano, l’Artusiana però, spero continui ad essere un riferimento per questo mondo».