The Greek Freak e non solo: oltreoceano è la stagione dei fenomeni

Con la stagione NBA arrivata a metà del suo cammino nel corso della regular season, come capita ogni anno, sono emersi personaggi da mettere in evidenza, imprese straordinarie, giocatori strepitosi, insomma… qualcosa da NBA, di mai visto prima o quasi. D’altronde cosa ci si deve aspettare quando parliamo del meglio del meglio del basket mondiale?

Louis Armstrong nella sua famosa canzone “We have all the time in the world”, indimenticabile colonna sonora di uno 007 dimenticabile, “Al servizio segreto di sua Maestà”, con l’insignificante George Lazenby, diceva: ‘nothing more, nothing less, only love’, vale a dire ‘niente di più, niente di meno, solo amore’. Qui, parafrasandola, potremmo dire ‘niente di più, niente di meno, solo basket’. Ma quello con la ‘B’ maiuscola. Ma andiamo con ordine.

Cosa vogliamo dire di un LeBron James che a 35 anni compiuti il 30 dicembre scorso, alla sua seconda stagione in maglia Lakers, è tornato a livelli da numero 1, grazie anche all’arrivo-aiuto di Anthony Davis (ma non solo) e sta guidando i gialloviola al primo record della Western Conference? E che dire poi di un James Harden che è il primo marcatore della Lega a 37,2 punti di media, e se chiudesse il questo modo a fine stagione diventerebbe il secondo giocatore nella storia della Lega dopo l’inarrivabile Wilt Chamberlain per più alta media punti? Ok, Wilt The Stilt ha completato quattro annate rispettivamente da 50,4 (sì, è vero!), 44,8 (anche questo è vero!), 38,4 e 37,6 punti di media, ma, tanto per fare un nome, il signor Michael Jordan si è fermato (si fa per dire) ‘solo’ a 37,1 nella stagione 1986-1987. Il Barba quindi è in odore di impresa.

E come si fa a non alzarsi in piedi ed applaudire il fenomenale Luka Doncic dei Dallas Mavericks, che sta strabiliando l’intera NBA? A 21 anni ancora da compiere (il 28 febbraio prossimo), Luka non solo sta guidando i Dallas Mavericks a risultati superiori alle aspettative della vigilia – se la stagione finisse ora sarebbero qualificati ai playoff, e non era proprio scontato –, ma sta fornendo prestazioni straordinarie. Le sue cifre? Ad un nulla dalla tripla doppia di media, con 28,8 punti, 9,8 rimbalzi, 9 assist ed 1,1 recuperi di media tirando con il 46,6% dal campo, il 31,7% da tre ed il 78,6% dalla lunetta. Sta facendo innamorare tutti al punto tale che lui e LBJ sono al momento i primi due giocatori maggiormente votati per il prossimo All-Star Game di Chicago. Ha piazzato una tripla doppia in ottobre, sei a novembre, due a dicembre e finora tre a gennaio.

Ma l’uomo copertina, l’uomo immagine, il volto in evidenza della NBA di oggi, è quello dell’Mvp della stagione passata, del fenomeno greco Giannis Antetokounmpo. Oltre ad essere il miglior giocatore dei Milwaukee Bucks, la squadra che fin dall’inizio viaggia con il miglior record della Lega, quella di cui si parla come terza formazione nella storia, dopo i Chicago Bulls ed i Golden State Warriors, a raggiungere e valicare il numero delle 70 vittorie in regular season – dopo 45 partite hanno un record di 39-6 –: se la stagione finisse ora, il #25 talento ellenico verrebbe quasi sicuramente confermato come miglior giocatore del campionato.

Le sue cifre sono impressionanti: in 30,8′ di media sta segnando 30,1 punti, catturando 13 rimbalzi, servendo 5,5 assist, recuperando 1,2 palloni e stoppandone 1,1, tirando con il 55,2% dal campo, il 32,4% da tre ed il 61,5% dalla lunetta (l’unico punto debole, quest’ultimo, del suo repertorio: un po’ la kriptonite per il Superman greco). Fra l’altro, lavorando molto in estate prima e dopo gli impegni con la Nazionale ai Mondiali in Cina, Giannis è migliorato molto in quello che era (possiamo usare l’imperfetto) il suo difetto più evidente, vale a dire una quasi totale mancanza di pericolosità nel tiro da tre. Invece Antetokounmpo ha lavorato, ha effettuato ripetizioni su ripetizioni, ha affinato la tecnica, ha sistemato qualcosa nella sua postura e nella posizione delle braccia e dei piedi ed il risultato è stato che, se l’anno scorso chiuse con il 25,6%, oggi siamo già ad un livello nettamente superiore, con un miglioramento non indifferente di ben quasi 7%: un’enormità. Tra l’altro anche il numero dei tentativi che effettua dall’arco sono significativi: l’anno scorso in tutta la stagione si prese 203 tiri, mentre oggi a metà stagione ne ha tentati 204, uno in più.

Chiaramente se affinerà e migliorerà ancora questo particolare tecnico, Giannis diventerà ancor più immarcabile rispetto a quanto non si già ora, perché gli avversari non potranno più concedergli la conclusione dall’arco e ‘battezzarlo’ standogli lontano, ma si dovranno avvicinare subendo inevitabilmente il suo primo passo che oggi non ha eguali nella NBA. Già, perché con l’ampiezza delle sue leve Giannis non solo supera il difensore, ma lo distanzia e lo tiene dietro fin da subito. Poi le sue braccia lunghissime, le sue doti di salto ed il tempismo e la capacità di muoversi con l’agilità e la forza di una pantera fanno il resto. No, oggi nella Lega non esiste un’arma in grado di limitare il ragazzo che è arrivato alla settima stagione a Milwaukee.

Una città e dei tifosi che ovviamente stravedono per lui, così come coach Mike Budenholzer e tutti i suoi compagni che si rendono conto di avere come compagno di squadra un giocatore sensazionale. Lui è concentrato sulla missione di vincere il titolo e riportarlo nel Wisconsin dopo il trionfo della squadra del 1971, che schierava due miti come Oscar Robertson e Kareem Abdul Jabbar. Finora, accanto alle ‘sole’ tre triple doppie fatte registrare, il numero 34 dei Bucks ha aggiunto ben 35 doppie doppie, a testimonianza di un rendimento per continuità e concretezza di livello inimmaginabile. Il tutto giocando solo 30′ di media: quando arriveranno le partite senza domani, Giannis potrebbe diventare ancor più fondamentale ed ancor più dominante. Una frase che, cestisticamente parlando, mette quasi paura.