Nella vita ‘sportiva’ di Enrico Aldini non ci sono stati soltanto i suoi ragazzi del Liceo scientifico. O, per meglio dire, ci sono stati anche una marea di ragazzi più ‘grandi’, che ha saputo condurre verso risultati davvero importanti nel corso della sua carriera da allenatore. Con un comune denominatore unico: Forlimpopoli.
Sì, perché Aldini ha caratterizzato decenni e decenni della pallacanestro della cittadina che ha dato i natali a Pellegrino Artusi. Un’autentica colonna portante, oltre che un modello per tanti ragazzi che si avvicinavano al mondo della palla a spicchi. «Da giocatore – spiega Mario Maldini, grande amico di Enrico nonché suo assistente da sempre – è stato uno dei primi a scendere in campo a Forlimpopoli, tra gli anni ’60 e ’70. Ha percorso tutta la storia del basket artusiano, dalle giovanili fino alla prima squadra, prima di appendere le scarpe al chiodo nel 1985/86».
Quando, cioè, a cominciato ad allenare. «Nel 1987 è passato dal campo alla panchina – prosegue Maldini –, ripercorrendo di fatto tutta la storia del basket seniores della prima squadra. Vincendo un campionato di Promozione, un campionato di serie D e ‘rischiando’ addirittura il salto in serie C1, quando sfiorammo i playoff promozione. Oltre a Forlimpopoli, ha allenato anche un anno al Gaetano Scirea Bertinoro e uno a Cesena, ma sono state due parentesi brevi. Con Enrico Aldini, oltre che un fratello per me, se ne va un’autentica pagina di storia del basket forlimpopolese».
Maldini, quindi, sfoglia l’album dei ricordi: «Oltre a tutte le vittorie, in particolare mi è rimasta impressa una sconfitta. Nel campionato 1989/90 contro il Ca’ Ossi, squadra allenata da Lorenzo Lostritto e con un Max Ghetti in rampa di lancio. Una partita storica, in un PalaPicci strapieno, ci imbattemmo in una sconfitta dopo due supplementari. Era gara 3 di finale playoff di serie D, perdemmo così la serie 2-1, ma quello è sicuramente il momento che continuo a ricordare e porto dentro con grande affetto. Un ko, certo, ma scrivemmo una pagina storica per tutto il basket forlivese».
In quel Ca’ Ossi, come detto da Maldini, militava Max Ghetti, che qualche anno dopo coach Enrico Aldini ritrovò proprio a Forlimpopoli, sponda Artusiana. Anche in quel caso, furono stagioni particolarmente ‘segnanti’. «Enrico mi ha allenato per due anni all’Abf – spiega Ghetti –. Subito alla prima stagione, nel 1997/98, afferrammo una storica promozione, passando dalla serie D alla serie C2. Per la piazza forlimpopolese era la prima apparizione in serie C. Eravamo una squadra molto forte per le minors dell’epoca. Silvano Dal Seno, Riccardo Pinza, Gabriele Raggi, Marzio Bartolini, prima che diventasse un campione di beach tennis. Ma anche Nicola Alberani, il compianto ‘Tommy’ Veronica, Marco Zecchini ed ‘Esse Bonoli’. Un gran bel gruppo».
Già, il gruppo, consolidato e cementato proprio da Aldini di mese in mese, fino al colpo grosso conclusivo. «Enrico fu fondamentale per noi – continua Ghetti –. Innanzitutto, chiaramente, dal lato tecnico. Ritengo sia stato il miglior allenatore della mia carriera per come sapeva interpretare e leggere la partita nel corso dei 40′, facendo sempre le scelte più corrette. Era ‘freddo’, e questo ci portò a vincere un sacco di partite. Poi, grazie a lui e nonostante fossimo un gruppo del tutto nuovo, si respirava un’armonia clamorosa tra giocatori e dirigenti. Cene, partite di marafone tutti insieme il venerdì sera… Insomma, un idillio incredibile tra tutti, che contribuì a rendere indimenticabile quell’annata».
Anche Ghetti, infine, scava nel passato: «Eravamo in competizione con una squadra del riminese, contro la quale avremmo dovuto giocare un’ultima partita decisiva. La mattina del match, Aldini mi tirò giù dal letto chiamandomi al telefono di casa per dirmi che la nostra rivale, la serata precedente, aveva perso. Oggi l’avremmo saputo in 5 secondi tramite internet, più di vent’anni fa Enrico era l’unico a interessarsi e a saperlo in tempo reale».